#Ilpiùgrandespettacolodopoilweekend – I video della seconda puntata del 21/11/2011

Ci era parso un bluff, “il più grande bluff dopo il week end“, o meglio, dopo un’attesa protrattasi per innumerevoli stagioni televisive, sino a risultare trepidante, talvolta persino sfiancante, legata al ritorno di Fiorello. I nostri lettori, alcuni, dissentirono prontamente: “il varietà di per sè, che sia Fiorello o un altro, è un genere, perlopiù, da museo, e non ci si possono aspettare più quei grandi numeri che il genere raccoglieva in passato“, osservava l’uno, “E’ stato superlativo, ha tenuto gli Italiani per due ore e mezzo attaccati alla televisione, regalandoci un po di spensieratezza e facendoci dimenticare momentaneamente il critico e difficile periodo che stiamo passando“, aggiungeva l’altra. A fare da eco ai nostri lettori Massimo Gramellini su La Stampa:

Il conduttore era brillante e leggero, ma non fatuo né insopportabilmente volgare. I cantanti sapevano cantare, i musicisti suonare e i ballerini ballare. Dietro ogni gag, anche alle meno riuscite, si intuiva il lavoro di persone competenti. In questo senso la restaurazione è una rivoluzione. Nella tivù dei granfratelli che non sanno fare altro che esserci, dove l’incapacità e l’ignoranza ostentate con orgoglio sono diventate la forma più comune di intrattenimento, riaffiora il concetto del merito. L’idea che per fare qualcosa, non solo in tv, il primo requisito non sia essere fortunati o raccomandati, ma essere bravi.

Un assunto che persuade, ma non conforta: possibile che ci si debba stupire e, per questo, esultare del ritorno al merito, ovvero, alla ‘normalità‘? Forse si, forse. Di tutt’altro avviso Francesco Specchia, critico televisivo di Libero, il quale osserva ‘sussurrando‘: “Possiamo sussurrare che i testi – specie quelli politici – erano banalotti, talora ai limiti dello stupidello al punto da supporre che Fiore abbia perso qualche autore per strada? Possiamo osservare che la partita a tennis con padelle tra Fiore e Djokovic ha prodotto sbadigli? Possiamo rilevare che tutti quegli ospiti in studio – specie i dirigenti Rai – e quella scenografia carica e fatta d’inquietanti sosia dello showman disturbavano la veracità del prodotto? Possiamo dire che la figura del maggiordomo è inutile e che quella di Baldini è mal sfruttata? O che l’imitazione di Carlà l’abbiamo stra-ascoltata in radio?“. Alessandra Menzani, poi, fa notare: “se certe battute le facesse il bistrattato Pino Insegno (‘Avremo un governo tecno… più free drink per tutti…’) l’autore sarebbe condannato a fucilazione sicura da parte della critica italiana. Se le fa Fiorello diventano gemme di rivoluzionaria ironia“.