Alle falde del Kilimangiaro – Licia Colò restituisce al pubblico “un’autentica” Barbara Alberti, denunciando (velatamente) i mali del ‘Berlusconismo’.

Mentre illuminati sociologi e politici codardi si interrogano, con piglio malinconico, sull’eredità del ‘Berlusconismo‘, rispondendo, spesso, al fatale interrogativo (“cos’è o cos’è stato il Berlusconimo?“) con tesi raffazzonate, laconiche o, più dignitosamente, con un “non saprei“, dettato dall’incapacità di riassumere il senso di un’epoca in poche battute, una “puttana redenta“, che dalla televisione è fuggita, rifugiandosi in Radio (conduce La guardiana del faro su Radio 24) è riuscita, con grazia desueta, a raccontare velatamente la verità sul ‘ventennio‘ (ed il riferimento non è casuale) appena trascorso, da un punto di vista squisitamente femminile.

Barbara Alberti, ospite di Licia Colò ad Alle falde del Kilimangiaro, ripercorrendo con colei che legittimamente può essere definita come la vera ‘signora‘ della domenica televisiva (l’unica a non aver ceduto alle lusinghe del trash, della cronaca nera e della volgarità, riuscendo a raccogliere intorno al suo programma una platea sempre maggiore), le tappe dell’emancipazione femminile, ha condensato in poche, taglienti occorrenze il lascito di colui che, oggi, ha celebrato “una maturazione nella direzione della libertà” del partito che ha fondato e che, secondo la Alberti, negli ultimi 17 anni ha usato la televisione quale “strumento di dominio“.

[…] quando vedi certi telegiornali truccati, notizie che non vengono riportati […] si sentono tante scemenze che la sera dici: ma quante me ne sarò assorbite? Quanta volgarità mi sarò messo dentro?

La scrittrice, protagonista negli anni scorsi di quella televisione ‘trash‘ che in molti demonizzano (animò liti che hanno fatto la fortuna di molti reduci da reality), oggi ci è stata restituita nella sua pienezza di intellettuale ed osservatrice privilegiata del nostro tempo, e di questo, il merito, è solo della Colò. “[La televisione] sarebbe uno strumento straordinario, qualcuno ne fa un uso meraviglioso“, osservava la Alberti, la conduttrice del Kilimangiaro è certamente tra questi.

La Alberti ha ridotto il fenomeno del ‘Berlusconismo‘ al maschilismo imperante ed alla corsa spasmodica alla celebrità, parlando, dapprima, di ‘uomini maturi‘ che si permettono di esprimere giudizi estetici su ‘lolite‘ o su donne altrettanto ‘mature‘:rispetto a lui, lei un pezzo di donna da fischiarle dietro e anche la Merkel… non voglio infierire su cose passate, però loro hanno infierito su di noi…“; proseguendo con un’amara considerazione, seguita all’affermazione della Colò (“il sogno di molte donne: uscire di casa ed entrare nella televisione“): “una delle poche parità che abbiamo raggiunto col maschio è la volgarità“.

Delizioso il riferimento a quel femminismo militante di stampo moderno: “quando vedo una che non ha più un centimetro di pelle sua, che ha più extention che peli e vuole liberare le donne dal burka, penso: ma a te chi ti libererà?“.

Si può ‘fare politica‘ anche senza proporre i soliti teatrini televisivi con politici e giornalisti esagitati, semplicemente sviluppando uno sguardo ‘altro‘, una visione ‘altra‘ da condividere nell’amenità di un pomeriggio festivo.