Sanremo 2012: che impegno… seguire un ‘festival impegnato’!

Come da sempre accade, il sipario di Sanremo è calato accompagnato da frasi del tipo “un altro festival che consegniamo alla storia!“, senza realizzare che, mai come quest’anno, era la storia attuale italiana ad aver bisogno di consegnarsi nelle mani di una frivola kermesse fatta di canzoni e fiori (sebbene se ne siano visti davvero troppo pochi).

E tutto sarebbe filato a meraviglia, tutto avrebbe rispettato il copione di un intervallo, di una pausa di “non-riflessione” se, dopo la stangata del governo Monti, la tragedia della Concordia e i danni del gelo siberiano, non ci fossero stati anche i predicozzi catastrofistici di Celentano e i testi impegnati di molti cantanti a ricordarci delle guerre, della precarietà, del problema della casa, della crisi della spiritualità, e via dicendo. Insomma quei bei festival delle canzoni “cuore-amore” , dei look della Oxa, del “meglio la bionda o la bruna” hanno fatto posto all’inferno di Emma, al mutuo di Dolcenera, al precariato di Bersani, ma soprattutto alle riflessioni sui messaggi della Chiesa e i progetti di Dio formulate dal molleggiato.

Laddove, da sempre, la settimana sanremese ha distratto gli italiani da certi pensieri, di questi l’edizione appena archiviata ne ha fatto specchio. Persino i fiori che della manifestazione ligure sono simbolo e biglietto da visita hanno mostrato non poche difficoltà nel farsi ammirare e nell’annunciare una quanto mai attesa e desiderata primavera.

E allora, ancor di più in un festival impegnato, a tratti ansiogeno e appunto poco floreale, evviva il circo con la farfallina tatuata di Belen, la foca di Papaleo, le amabili papere di Morandi. E parlando pur sempre di una gara canora, evviva Arisa e N(M)ina Zilli che con le loro interpretazioni ci hanno restituito un pò di quell’essenza di festival andati, in cui il cuore la faceva da padrone e, in particolar modo, ci hanno ricordato che si possono costruire eleganti canzoni d’amore senza precipitare nella banalità.