‘Panariello non esiste’? Esiste, eccome. La recensione della prima puntata dello show di Canale 5.

Panariello esiste e resiste ad un one-man show di 3 ore ben cucito e, come prevedibile, fatto di divertenti e misurati monologhi, balletti, musica e ospiti, il tutto all’insegna del caro vecchio (e mai morto) varietà.

Un piacevole spettacolo in cui Panariello offre condivisibili spunti di riflessione (“basta con Avetrana, Concordia e opinionisti improvvisati dei salotti tv“) e al contempo diverte, rilassa, strizzando l’occhio ad un telespettore che, nella serata del lunedì, si suppone abbia voglia di distrarsi più che nel resto della settimana.

Non si può a questo punto, per collocazione appunto, e per struttura dello show, non pensare banalmente a Fiorello, pioniere del varietà del lunedi sera e artista con il quale Panariello (ahimè) se la dovrà vedere in fatto di confronti sul piano degli ascolti e su quelli non trascurabili della spettacolarità e del divertimento. Giorgio ha dimostrato di non esser da meno, anzi,  sulla base di un passato da cabarettista e caratterista, sembra offrire quel pizzico di sapore in più che permette al telespettatore di godere di un gusto più pieno, più appagante.

E, laddove Fiorello è sembrato nel suo show estremamente autocelebrativo (magari autoreferenziale) e a tratti quasi in affanno nel dimostrare di essere il primo della classe, Panariello è apparso più rilassato, più aperto al pubblico e meno concentrato su se stesso.

Insomma, se Fiorello mette uno specchio (a lui rivolto) fra sè e il pubblico, Giorgio quello specchio lo mette davanti al telespettatore affinchè questi possa osservare il proprio divertimento, i propri pensieri nei momenti di riflessione, ma il tutto in un continuo e fluido contatto fra “attore e spettatore“.

E come non aver notato l’attenzione dello showman nell’abbracciare la famiglia del tecnico morto, durante i lavori di preparazione per il concerto di Laura Pausini, dopo che Tiziano Ferro (distratto?) si era limitato a verbalizzare la propria solidarietà per la collega? Piccoli e grandi segnali di un artista sensibile e appunto, attento.

Ultima nota di merito va a Nina Zilli che ricorda la grazia e l’eleganza di una Mina d’annata, ma che lascia solo qualche perplessità legata al voler interpretare un personaggio piuttosto che solo belle canzoni.