Troppo amore – Il primo film della serie ‘Mai per Amore’, con Massimo Poggio e Antonia Liskova

Da questa sera, Raiuno trasmette ‘Mai per amore‘, un ciclo di quattro film dedicati alla ‘piaga‘ sociale che la violenza sulle donne rappresenta, un ‘cancro‘ che mina la salute del tessuto sociale ancor oggi, soprattutto oggi. Un fenomeno drammatico e trasversale che, anche nelle civiltà più avanzate, stenta ad essere compreso pienamente nella sua gravità e nella sua vera natura di emergenza sociale e politica. Un fenomeno sommerso, strisciante, ancora troppo spesso non denunciato da chi lo subisce. Trova alleati nella paura, nella vergogna, nel ricatto e nella condizione di assoluta dipendenza economica o psicologica che i carnefici creano attorno alle loro ‘prede‘.

Mai per amore, una coproduzione Rai Fiction – Ciao Ragazzi di Claudia Mori, invita a riflettere ed approfondire un tema scottante e, purtroppo, sempre di grande attualità. L’obiettivo è quello di cercare di scoprire le logiche, le cause, le distorsioni e le aberrazioni mentali che portano troppo spesso, ancora oggi, a considerare le donne corpi da usare, da sottomettere e da ‘possedere‘ al pari degli oggetti. Quattro episodi per raccontare quattro storie di violenza e per tentare di esplorare, per quanto possibile, la mente di chi le perpetua. Troppo amore, Le ragazze in web , La fuga di Teresa, Helena &Glory sono i titoli dei film che saranno trasmessi ogni martedì, da questa sera, e che potranno contare sull’apporto emotivo delle musiche di Gianna Nannini, che firma ed interpreta la colonna sonora Mai per amore.

Il primo dei quattro film in onda questa sera, per la regia di Lilliana Cavani, Troppo amore, vedrà protagonisti Antonia Liskova  e Massimo Poggio.

Racconta la storia di Livia, una ragazza come tante, di 28 anni, e di Umberto, 40 anni, bello e affascinante. Tra loro nasce un grande amore. Al principio è una storia come tante, ma poi lentamente l’amore di Umberto diventa eccessivo, totale, ossessivo. E piano piano Umberto si impadronisce della vita di Livia e della sua anima, fino al punto di distruggere la sua esistenza. Si affronta quindi  il tema dello Stalking (un modo di impadronirsi della vittima, seguendone le tracce e i movimenti come in una caccia, e di legarla a sé, qualche volta fino alla morte) che è una delle forme di violenza sulle donne più sottili e dilanianti. Umberto attraverso un lavoro lento ma implacabile, priva la sua donna della propria identità e della sua autonomia, dapprima minando le sue certezze sul piano psicologico, arrivando a distruggere l’identità stessa della persona. Poi intervenendo sul piano fisico, limitando i suoi movimenti, isolandola, allontanandola dagli amici, dai parenti, perfino dal lavoro, per averla completamente in suo potere.

Livia che, ricattata dalle dichiarazioni d’amore assoluto di Umberto, spaventata e blandita, non riesce a capire la trappola che le è stata tesa, ma poi, faticosamente, prende coscienza e si libera, anche mettendo in discussione il suo ruolo di donna, così come viene percepito normalmente dalla società che la circonda. Quella che al principio sembra una semplice storia d’amore, si trasforma gradualmente nel racconto dell’ossessione di un cacciatore che insegue la sua preda, pronto a divorarla, in un estremo gesto di amore malato.