Techetechetè – il nuovo che fu. L’usato sicuro dell’access estivo di Raiuno.

In passato, l’estate era il periodo in cui la rete ammiraglia del servizio pubblico, nell’access prime time, sperimentava improbabili giochi a premi che, in caso di esito Auditel favorevole, avrebbero potuto fungere da valida alternativa ai game trasmessi nel periodo di garanzia: è stato così per Il malloppo, condotto nell’estate 2005 da Pupo, confermato alla domenica, in inverno, con la conduzione di Alda D’Eusanio, e de I soliti ignoti, testato nell’estate del 2007 da Fabrizio Frizzi e diventato uno degli appuntamenti di punta del palinsesto della prima rete. Meno fortunati Tutto per tutto, trasmesso nel 2006 con Pupo, e La botola, in onda nell’estate 2008 con Fabrizio Frizzi. Raiuno ha smesso di sperimentare e, in estate, si affida alle teche Rai, da cui preleva spezzoni e ricordi di un glorioso passato. E’ dall’estate del 2009 che ciò accade e gli ascolti, per un programma a costo zero (o quasi), sono confortanti. In questi anni il format ha cambiato volto, ma il contenuto è rimasto il medesimo. Se il 2009 era SuperVarietà, nel 2010 e 2011 è stato DaDaDa e, da quest’anno, è Techetechetè. Il risultato non cambia, così come gli ascolti. Se nel 2009 se l’è giocata con Paperissima Sprint, nelle ultime due stagioni ha avuto la meglio su Velone, sulle papere trasmesse la scorsa estate e quest’anno insidia, a pochi giorni dal debutto, il primato di Veline.

Rispetto a Dadada si punta a una più pronunciata (perchè provocata) comicità, diretta e indiretta, scritta e riscritta, attesa e inattesa, a copione e a soggetto: il montaggio come improvvisazione, il passato e il presente come coppia comica. Gli autori del programma spiegano:

E poi tutta una Compagnia Bella in ecumenico umorismo,  le belle figure, le figure fatte e le figure umane che hanno concorso, in quasi 60 anni, alla realizzazione di ogni genere di programma televisivo. Si riascolteranno frasi che, decontestualizzate, dislocate e ricollocate, estorte e poi raddrizzate, si risveglieranno a nuova vita, umorale, umoristica, caustica, per ritrovare posto e sistemazione all’interno di un grande continuo narrativo, il più legittimo dei seriali televisivi, che dalla televisione nasce e solo in televisione trova la sua forma. Il criterio di scelta è quello della individuazione di frammenti espressivi che, per accostamento innescano accensioni di nuovi sensi e anche, perché no, nuovi dissensi. Insomma, una televisione-rivista, nel senso sia di nuovo spettacolo brillante sia del rivedere. Frammenti riproposti in forma di neocitazioni e neoaforismi eccellenti, estrapolazioni come stravaganti sentenze, commenti non richiesti ma poi urgenti, lanci inconsapevoli, tutto un “fuor di luogo” che qui trova nuova sistemazione e nuova scena, un nuovo luogo a procedere in sveltezza. Niente e’ irridente ma tutto è ridente .

Il risultato finale è un esilarante gioco: un postspettacolo in forma di tele-rivista che affiancherà Raffaella Carrà ad Indro Montanelli, Paolo Panelli ad Umberto Eco, Ugo La Malfa a Roberto Benigni, il Quartetto Cetra a Mino Maccari, Pietro Valdoni a Nino Manfredi, Umberto Saba a Rosario Fiorello, e così via dal ’54 ai giorni nostri. In ogni puntata tre protagonisti della storia televisiva costituiranno l’offerta spettacolare della serata.