Il commissario Nardone – Prima puntata del 06/09/2012 – Anticipazioni e trama.

Nelle fiction in partenza questa sera su Raiuno, Sergio Assisi veste i panni di un commissario, non di un commissario qualsiasi, s’intende, ma del commissario Nardone. Fabrizio Costa, regista della serie, porta sullo schermo la vera storia del commissario campano che dichiarò guerra al crimine, nella Milano degli anni Cinquanta e Sessanta, riuscendo a risolvere i casi più scottanti e controversi grazie anche al supporto del 113, servizio nato proprio grazie al genio del commissario. Dopo aver letto la trama dettagliata della serie e conosciuto il cast in questo articolo, vediamo la trama dettagliata dei due episodi che compongono la prima delle sei puntate in onda da questa sera su Raiuno.

Penicillina mortale – Nel primo dopoguerra, Milano è una città povera. Molti sono malati e non possono permettersi le cure adeguate. Il mercato nero funziona ancora a pieno regime e per trovare alcune medicine essenziali, come la penicillina, bisogna pagare prezzi molto alti. È in questo contesto che arriva il Commissario Nardone, eroico poliziotto napoletano trasferito a Milano per punizione a causa di uno screzio con un superiore. Al primo giorno di lavoro presso la Questura milanese, Nardone fa la conoscenza di Flò, la prostituta più ambita di Milano. Uno dei clienti di Flò, un avvocato molto in vista, è morto durante un incontro con la prostituta. Sebbene l’avvocato sia senza dubbio morto d’infarto, Nardone si insospettisce per il ritrovamento, nella tasca della vittima, di una fialetta di vetro rotta. La invia quindi al responsabile delle analisi della Questura, Spitz, il quale scopre che nella fiala rotta era contenuta penicillina pura. Dall’autopsia risulta che l’avvocato non aveva alcun disturbo, quindi non era per uso personale. Nardone continua perciò ad indagare, anche perché il collega Muraro scopre che qualche mese prima era stato denunciato il furto di una grossa partita di penicillina. Seguendo la pista della penicillina rubata, Nardone conosce Eliana, impiegata dell’amministrazione del deposito di medicinali rapinato. È lei a fargli notare che la fiala trovata in tasca al morto faceva senza dubbio parte della partita rubata. Nardone trova un’anomalia nel rapporto fatto dai poliziotti in seguito alla denuncia. Chiede dettagli ai due colleghi incaricati di indagare sul furto, che però minimizzano: di reati ce ne sono a centinaia e capita di sbagliarsi nel redigere un rapporto. Nardone si fa dare da Eliana la lista degli impiegati del deposito. Emerge un cognome che è lo stesso di uno dei poliziotti. Impiegato e poliziotto sono cugini. Forse non vuole dire niente, o forse molto. Al commissario serve un collaboratore fidato per assegnargli i pedinamenti del poliziotto corrotto. La scelta cade su Rizzo, dotato di memoria eccezionale e di una conoscenza dettagliata della città. I pedinamenti portano al bar di Cangemi, dove i due poliziotti corrotti si incontrano con l’impiegato del deposito. La loro complicità è evidente. Dopo un appostamento, Nardone, Muraro e Rizzo fanno irruzione in un magazzino di proprietà della banda, trovando non solo penicillina ma molta altra merce destinata al mercato nero. I poliziotti tentano la fuga, ma vengono acciuffati. L’arresto viene immortalato dall’obiettivo di Trapani, fotografo della Notte in cerca di scoop, arrivato tempestivamente sul posto grazie ai suoi contatti. In Questura, i poliziotti confessano di essere i responsabili dei furti di penicillina e di lavorare per l’avvocato morto, con cui facevano affari per conto di Barone, un famoso gioielliere che secondo Flò ha le mani su tutti i traffici di usura, riciclaggio e mercato nero. Ma trovare prove contro Barone è impossibile, è abilissimo a rimanere nell’ombra, anche grazie alle sue conoscenze in Polizia. Infatti il Questore Ossola decide che, d’ora in poi, Nardone dovrà occuparsi solo di furti d’auto. Conosciuta per via dell’indagine, Eliana ha però colpito il commissario al punto da inviarle dei fiori per ringraziarla dell’aiuto e invitarla a cena fuori. Una serata insieme e Nardone è già cotto di lei!

La banda ovunque – Una feroce rapina in banca a Cinisello Balsamo. Una delle tante messe a segno dalla famigerata Banda Dovunque, che cambia continuamente zona per spiazzare la polizia e usa auto rubate di grossa cilindrata per sfuggire agli inseguimenti. Nardone vorrebbe indagare, ma Ossola è fermo: deve occuparsi solo di furti d’auto. Nardone lo prende in parola, e comincia ad indagare sulle auto di grossa cilindrata utilizzate per mettere a segno i colpi. L’agente Suderghi, un uomo d’azione, ex fascista ma esperto di motori, viene reclutato da Nardone per dare una mano in questa indagine delicata. Nardone e i suoi uomini scoprono che i furti d’auto sono avvenuti una settimana prima di ogni colpo. In questo lasso di tempo, la Banda deve tenere le auto nascoste da qualche parte. Quella usata a Cinisello viene trovata abbandonata, senza targhe, col numero di matricola limato. Dentro, Nardone trova una manciata di chicchi di riso. Un buon indizio. Se nell’auto rubata c’era del riso, è ovvio che devono cercare un magazzino o una fattoria vicina a una risaia. Ma Spitz smonta questa ipotesi perché sui copertoni non ci sono tracce di terra o fango, quindi l’auto deve venire da un garage in città. In pochi giorni, interrogano i meccanici e perquisiscono tutti i garage di Milano ma non trovano niente. Si scopre però che un meccanico si è sposato di recente e ha usato l’auto rubata per il matrimonio: i chicchi ritrovati nell’abitacolo sono quelli lanciati dagli invitati alla fine della cerimonia. Il meccanico fa i nomi dei complici e, grazie un blitz ben orchestrato, vengono arrestati tutti i componenti della Banda Dovunque. Tutti, tranne uno. E’ un giovane, si chiama Luigi Bosso. La cosa strana è che a difenderlo all’ultimo processo era stato l’avvocato morto di infarto nella puntata precedente, che guarda caso era anche il legale di Barone. Nardone si persuade che acciuffando Bosso può arrivare a Barone. Grazie alle informazioni di Flò, scopre che Bosso ama la bella vita. Qualche appostamento nei night milanesi e il bersaglio viene individuato. Tendono un agguato a Bosso all’uscita di un locale ma lui se ne accorge in tempo e riesce a scappare in auto. Comincia un inseguimento, ma l’auto di Bosso è più potente di quella a disposizione della squadra. Non fosse per l’abilità da pilota di Suderghi, il bandito riuscirebbe a farla franca. Invece Nardone, con Suderghi alla guida, riesce a mandarlo fuori strada e catturarlo. In ospedale, Nardone convince Bosso a testimoniare contro Barone in cambio di un bello sconto di pena. Bosso accetta. Nardone è convinto di avere Barone in pugno, ma il ladro scappa dall’ospedale beffando i due agenti di guardia. Rabbioso, Nardone affronta Barone nella gioielleria e gli giura che lo incastrerà. Barone alza il telefono, chiama il Questore e gli racconta che ha appena conosciuto il commissario e gli ha fatto un’ottima impressione. Poi, sornione e beffardo, dice a Nardone che conosce gente importante, quindi stia bene attento a mettersi contro di lui.

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