Cesare Mori – Il prefetto di ferro – Seconda e ultima parte del 17/09/2012 – Anticipazioni e trama.

Seconda e ultima parte per la miniserie Cesare Mori – Il prefetto di ferro, ritratto di Cesare Mori, il “Prefetto di ferro“ protagonista di una serrata lotta alla malavita siciliana durante i primi decenni del Novecento. L’ideale continuatore dell’azione di Joe Petrosino, il poliziotto italo americano che per primo contrastò la mafia, nel racconto epico di una battaglia compiuta senza esclusione di colpi e senza mai guardare in faccia nessuno. Vi proponiamo la trama dettagliata della seconda e ultima parte.

La notizia della retata di Mori a Gangi occupa le pagine dei più importanti quotidiani. Il prefetto è un simbolo della rinascita della Sicilia. Intanto i rapporti tra Cuccia e Don Virzì si fanno sempre più tesi proprio mentre Mori ha ripreso le operazioni contro le bande mafiose e le allarga a tutta la Sicilia. Mori continua a ricevere le avances, sempre più esplicite, della baronessa Chiaramonte anche dinanzi ad Angelina, tornata in Sicilia, spinta dal desiderio di poter ritrovare Saro. Ma il Prefetto è completamente assorbito dal suo lavoro investigativo. Punta in alto e arriva ad arrestare Levati, l’emissario del regime fascista in Sicilia. Niente lo può ormai fermare. Intanto alla masseria Chiaramonte compare un’ombra: è don Virzì. Il boss, ferito, ha bisogno dell’aiuto di De Giorgi. Virzì lo minaccia. De Giorgi non ha alternative.
Mori ha raccolto gli indizi che lo portano a una nave e a un carico di droga. In quell’imbarcazione Cesare ha un sorprendente incontro: Saro. Uno scontro e il ragazzo viene ferito. A Palermo, De Giorgi fa un nuovo accordo, questa volta con Cuccia. I lavori per l’acquedotto stanno orami terminando. E l’acquedotto rappresenta il vero potere. A questo obiettivo è legato l’improvviso rapimento della baronessa Chiaramonte. E’ stato Virzì, per vendicarsi di De Giorgi, e del suo cambiamento di alleanze. Mori la cerca ovunque. Una notte Don Virzì lo avvicina offrendogli un accordo. E’ disposto a raccontare tutto, gli spiegherà gli affari dell’onorata società con la Palermo bene, lascerà libera la baronessa e in cambio Mori gli farà avere un trattamento speciale. Mori dà la sua parola d’onore. Qualche giorno dopo, a Roma, riesce a strappare a Mussolini un salvacondotto per Don Virzì. E il boss onora la promessa: racconta tutto. Dei notabili siciliani, del presidente del Banco di Sicilia. Ma soprattutto parla di De Giorgi. Dell’acquedotto. E questa volta Mori non può far altro che credere alle accuse contro di lui. La baronessa gli crederà? Dovrà credergli.

Saro non ha seguito gli accorati consigli di Cesare Mori e torna da Cuccia. Da lui riceve l’ordine di uccidere il Prefetto. Saro comincia a pedinare il Prefetto. Aspetta il momento opportuno, e finalmente lo affronta. Ma quando sta per sparare non riesce a premere il grilletto. E’ un confronto commovente. Mori fa per abbracciarlo, quando all’improvviso, un colpo di pistola, uccide Saro. E’ proprio Cuccia a sparare, il boss non si fidava più di lui, e lo ha seguito. Ora Mori e Cuccia sono di nuovo uno di fronte all’altro. Cuccia spara. Mori, colpito, cade a terra ma riesce ad afferrare la pistola di Saro e spara a sua volta. Quando Spanò raggiunge Mori trova il boss in un lago di sangue. Il Prefetto invece è ancora vivo. I giorni successivi, Mori scrive a Mussolini: le indagini questa volta sfiorano Roma, il governo stesso. E Mussolini decide di fare di testa sua. Costringe alle dimissioni De Giorgi, e trasferisce Mori a Roma, dove lo aspetta un seggio da senatore, allontanandolo così definitivamente dalla Sicilia.