“Agrodolce”: non è ancora finita?

Il percorso di Agrodolce, soap italiana made in Sicilia, fortemente voluta da Giovanni Minoli, è stato in salita fin dall’inizio. A livello embrionale, il progetto, parte addirittura nel 2002; ad animarlo e volerlo nomi importanti della Raidella Regione Sicilia. Uno degli intenti principali era decisamente nobile: riqualificare lo stabilimento di Termini Imerese per trasformarlo in uno studio televisivo dove girare le scene interne della soap, trasformandolo quasi in una nuova Cinecittà. Ciò, naturalmente, avrebbe creato un gran numero di posti di lavoro.

La produzione di quella che doveva essere la risposta siciliana ad Un posto al sole (di ambientazione napoletana) ha però problemi di vario tipo: gestione dei sostegni economici, difficile realizzazione logistica del progetto, troppe ingerenze politiche. Qualcuno parla addirittura di questioni poco chiare legate ad intercettazioni ambientali e influenze di stampo mafioso. Naturalmente non tutte queste ipotesi hanno trovato conferma, ma hanno comunque rallentato il processo di realizzazione della soap.

La prima serie va in onda tra il 2008 e il 2009 e, dopo qualche mese, vengono proposte le repliche in attesa della seconda serie. Dopo numerose interruzioni e titubanze, però, la Rai decide che la seconda serie non verrà realizzata, chiedendo la cassa integrazione i lavoratori coinvolti nella lavorazione del progetto. I sindacati sono sul piede di guerra e chiedono a gran voce che il progetto venga ripristinato. Inoltre, un giudice del tribunale di Roma ha condannato l’azienda di stato a corrispondere a Einstein Fiction l’importo di 3.800.000 euro più Iva, a titolo di pagamento di fatture emesse per puntate di Agrodolce già realizzate e consegnate. Al momento sembra tutto fermo e deciso, ma la sensazione è quella che il romanzo non sia ancora stato terminato.