Sanremo 2013: il peso (e il rischio) di chiamarsi “Oxa”.

Altro che eterea. Altro che fredda e distaccata. La signora Oxa in questo ultimo mese di pre-festival ha dato dimostrazione di essere ben lontana dall’immagine a cui eravamo ancorati da tempo. Oggi la troviamo realistica, concreta, appassionata e passionale. Senza pietà e soprattutto senza peli sulla lingua. Parla, come mai aveva fatto alcun cantante prima, di politicizzazione del festival, di lobby, di sistema, di appartenenza. A un passo dalla sua ennesima partecipazione sembra (dalle sue parole) che sia stata esclusa da un sistema appunto che non gradiva la sua presenza. E non certo per il colore dei suoi capelli o demerito dei suoi brani, che lo stesso Fazio ha definito interessanti.

A questo punto ci si chiede perchè? C’è veramente dietro un burattinaio che muove e decide, a prescindere dalla qualità musicale, i pupi da far esibire? E’ solo la politica o ci sono i mangiafuoco delle case discografiche? Una cosa è innegabile: la cantante barese non ha mai partecipato ad un programma di Fazio, mai un disco è stato promosso nelle sue trasmissioni. Così come non è un caso che nei salotti buoni della sinistra la Oxa è stata sempre “out“. Ma il problema non è tanto in quell’ “essere fuori” ma nella parola “sempre“.

L’area politica in questione ama citare un verso del grandissimo Gaber (svincolato da ogni colore e appartenenza): “libertà è partecipazione“! Ma la vera libertà è “far partecipare“. Se ci si fa paladini di principi legati alla libertà, all’apertura, all’ascolto, al possibilismo, non ci si può barricare e ingabbiare in pregiudizi, concetti precostituiti, idee strutturate. Libertà è aprire. E’ aria sempre (appunto!) nuova. Non stantia.

Questo discorso non vale solo per la Oxa, ma per tanti altri artisti messi da parte da certe aree culturali per motivi, paradossalmente, distanti dalla qualità musicale. Qualcuno ha mai fatto caso che nei programmi dei vari Fazio e Dandini sono in promozione dischi sempre (parola che ritorna) degli stessi artisti a prescindere se questi abbiano partorito un buon prodotto? E tenuto alla larga “sistema-ticamente” altri anche in caso di idee e progetti interessanti?

Premesso che proprio la Oxa, 3 anni fa, mise sul mercato un disco (“Proxima“), che se fosse stato un progetto di Giorgia addetti ai lavori e benpensanti avrebbero gridato al miracolo, è opportuno, per dare un senso (ed esempi) al discorso appena fatto, citare 2 casi emblematici, ossia Gianna Nannini ed Eros Ramazzotti: come mai, pur cantando da 20 anni sempre la stessa melodia, ci si spertica in ospitate e giudizi lusinghieri? E’ solo l’importante “gioco” della promozione? Evitando accuratamente il discorso complesso delle programmazioni radiofoniche (altro sistema scandaloso) chi vi scrive chiude confessando che è cresciuto sulle note di “Pezzi di vetro” e “Due zingari” di De Gregori, “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici” di Lolli e tanto, tanto De Andrè. Insomma, da poltroncina domenicale nel salotto di Fabio Fazio.