Sanremo 2013, le pagelle: Mengoni brilla (a metà); Silvestri appannato; per fortuna c’è Chiara. Fazio – Littizzetto “alla grande”; Crozza diverte, nonostante qualche imbecille.

Premesso che è sempre molto difficile, dopo un timido primo ascolto, azzardare giudizi e commenti analitici, occorre sottolineare che questa pagella nasce da una semplice e immediata “impressione” emotiva. La kermesse curiosamente si apre (“L’essenziale” di Mengoni) e si chiude (“Il futuro che sarà” di Chiara) con i 2 pezzi (insieme a “Vorrei” dei Marta sui tubi) più interessanti della serata. Ma veniamo ai singoli intepreti:

Mengoni (5,5) : riesce in un colpo solo a proporre la più bella e la più brutta canzone della prima puntata del festival. “L’essenziale” (7+) convince e regala brividini ma “Bellissimo” (4) di superlativo ha solo il titolo. Non stupisce il fatto che sia firmato dalla Nannini (solite sterili composizioni) quanto che abbia fra le sue penne il sig. Pacifico, autore fra i piu ispirati del panorama musicale italiano.

Gualazzi (6,5) : da un cavallo di razza come lui forse ci si aspettava qualcosina in più. Intenso e raffinato in questi 2 pezzi (piu che sufficienti entrambi) non lascia il segno. Almeno per il momento.

Silvestri (5,5) : “Ho bisogno di te” (5) è un offuscato deja-vù di “Salirò” ; “A bocca chiusa” (6) ha discreti elementi per andare avanti. Peccato per quel vizietto dei cantanti romani (anche i più alternativi) di comporre prima o poi un pezzo su Roma o in romanesco. Avete mai sentito un brano in dialetto da un interprete di Padova o Forlì?

CincottiMolinari (6,5) : non si grida al miracolo ma se non altro hanno avuto il pregio di dare una sterzata (insieme ai “Marta“) ad un tessuto musicale non proprio rivoluzionario. E che bella l’idea di proporre, omaggiandolo, “un pezzo di un pezzo” d’orgoglio italiano, ossia Lelio Luttazzi.

Marta sui tubi (6,5): “Dispari” (6) sebbene sia un capitolo affascinante puzza di supponente nonchè di un affannato tentativo di scompaginare schemi e strutture; piu tranquillizzante e poetica “Vorrei” (7) che profuma di quella contemporaneità tanto sbandierata da Fazio e dintorni.

Maria Nazionale (5): la vera tradizione “nazionale” sguazza in 2 pezzi quasi sufficientemente coinvolgenti. Gragnaniello e Servillo (degli Avion Travel) non mantengono le promesse.

Chiara (6): “L’esperienza dell’amore” (5), pezzo classicamente sanremese, “Il futuro che sarà” (7), pur mantenendo il registro festivaliero emoziona quanto basta (grazie anche alla firma di Francesco Bianconi dei Baustelle).

E i conduttori?
L’accoppiata funziona. E alla grande. Insomma è palese che i due non formino un tandem creato per l’occasione. Che esiste fra loro, cioè, una storia professionale, un passato fatto di stima reciproca e di “sintonia emozionale“. Così come è evidente che Sanremo non è “Che tempo che fa” e Rai1 non è Rai3.

Fazio (7,5) : misurato (come sempre), puntuale (vedi soccorso all’amico Crozza), festivaliero e al contempo originale.

Littizzetto (8): divertente (come sempre), irriverente e anticonvenzionale ma senza esagerare, antifestivaliera.

Crozza (7,5): e sarebbe un 8 se fosse riuscito a superare la defaillance da “critiche di qualche povero imbecille“. Frangia di contestatori che ha avuto qualche difficoltà a capire che il comico ligure non era lì per politicizzare un festival di canzoni e canzonette ma di regalare intelligente e pertinente satira (senza risparmiare nessuno!) e risate.