Sanremo Story, le pagelle: 4 alle “indemoniate” Annalisa ed Emma; 5 ai Modà; promosso (a metà) Mengoni.

Ecco la pagella della serata dedicata alla storia del Festival. Pezzi storici, ma qualche interpretazione è da dimenticare.

Malika Ayane e “Cosa ha messo nel caffè” (6,5): potrebbe sembrare un pezzo del suo repertorio. Essenziale con eleganza.

Daniele Silvestri e “Piazza grande” (6): non emoziona. E’ solo perchè abbiamo troppa nostalgia della voce di Dalla?

AnnalisaEmma Marrone e “Per Elisa” (4): eccessive e fuorvianti.

Marta su tubi-Antonella Ruggiero e “Nessuno” (9): il brano non è un capolavoro, ma loro lo rendono tale. Ruggiero: classe e grazia da vendere.

Simona Molinari-Peter Cincotti-Franco Cerri e “Tua” (8) : elegante lettura jazz di un “pezzo qualsiasi” del nostro panorama musicale.

Marco Mengoni e “Ciao amore ciao” (7): entrare nel meraviglioso mondo di Tenco è sempre un azzardo. Marco ci è riuscito a metà.

Simone Cristicchi e “Canzone per te” (6): leggiamolo come un omaggio ad una delle perle del cantautorato italiano. Ma niente di più.

Max Gazzè e “Ma che freddo fa” (6): una strategica bossanova non sembra sufficiente ad aggiungere valore ad uno dei brani più intensi della carriera di Nada.

Raphael Gualazzi e “Luce” (6,5) : non entusiasma fino in fondo lo stravolgimento del brano di Elisa. Ma Raphael è talmente tanto bravo che può permettersi anche il lusso di non essere sempre il primo della classe.

Maria Nazionale e “Perdere l’amore” (4,5): il successo di Ranieri ridotto a comunissima canzone. Così facendo si offende di più la bellezza del pezzo o l’intensità e la sensibilità del suo “leggittimo proprietario“?

Modà e “Io che non vivo” (5): passa come un qualsiasi tram in una via del centro. Lo senti. E basta.

Elio-Rocco Siffredi e “Per un bacio piccolissimo” (5): quanti sforzi (utili?) per uscire dagli schemi!

Chiara e “Almeno tu nell’universo” (5,5): la buona volontà spesso non basta. Nessuno mai finora, ricantandola, ha reso giustizia ad una delle pagine più belle della musica leggera italiana (e non solo!). Banale affermare che talvolta alcune “idee” sono un pò presuntuose?

Almamegretta e “Il ragazzo della via Gluck” (4,5) : la noia e il prevedibile prende il sopravvento.