“TuttoDante”: Roberto Benigni (ri)legge il Canto XIII della Divina Commedia.

Per introdurvi al terzo appuntamento con TuttoDante, non ricorreremo alle analisi di critici televisivi eminenti, alle considerazioni di onniscienti fruitori del mezzo televisivo, ci rimetteremo, piuttosto, al giudizio di una nostra lettrice, Paola  Vannuccino, che nel commentare la messa in onda della seconda puntata dello spettacolo con Roberto Benigni, ha acutamente osservato: “Comunicare la bellezza dell’Opera Divina di Dante era lo scopo di Benigni, ottimamente raggiunto“. La prova che “lo scopo” è stato “ottimamente raggiunto“, spiega Paola, risiede nella risposta, inattesa ed appassionata, dei più piccoli al racconto tessuto da Dante, ‘cantato‘ da Roberto: “l’osservo negli occhi dei miei bambini, che sono incantati. Ringrazio Roberto e la Rai“. Al cospetto di uno sguardo trasognato, ancor più se di un bambino, la vittoria è schiacciante, e poco importa se i dati Auditel sostengono il contrario. Questa sera, la ‘magia‘ si rinnova, in Piazza Santa Croce a Firenze: Roberto Benigni legge il canto XII:

Siamo dentro la città di Dite, nella selva che si trova al di là del Flegetonte, dove giacciono le anime dei suicidi, peccatori inseriti addirittura dopo gli omicidi perché la loro è una colpa ancora più grave, è la massima ingiustizia verso se stessi e la massima ingiuria verso Dio.

Dante e Virgilio entrano in un bosco fitto di piante, alla visione spettrale si aggiungono i lamenti delle Arpie, mostri biformi con intelligenza umana e malignità demoniaca. “Reale è la pietà di Dante per le anime che popolano questo canto“, il sommo poeta è sopraffatto dallo smarrimento, dal timore e dalla compassione.

La Divina Commedia è un regalo di Dio, un’opera che ci permette di capire come siamo fatti“, sostiene Roberto; dunque, anche questa sera, il Creatore torna a farci dono di un briciolo di consapevolezza in più e, probabilmente, di una nuova guida; Cardinali permettendo.