La Rai non lascia, anzi raddoppia. Doppio appuntamento con “TuttoDante”, questa sera.

La Rai lo presenta come “l’evento culturale dell’anno“. Probabilmente, TuttoDante,  “l’evento culturale dell’anno” (scorso) lo è stato davvero, anche se in molti avrebbero da obiettare al riguardo, ma, di certo, non lo è stato in televisione, un evento. Piuttosto, lo show di Roberto Benigni potrebbe ambire al primato opposto, essendo il programma di Rai2 e, in generale, delle vecchie generaliste, meno visto degli ultimi tempi. L’ultima puntata, quella del 3 aprile, ha costretto la rete ad un eclatante 2,53% di share, consentendo ad Iris, il canale del digitale terrestre Mediaset, di celebrare la vittoria di una rete neonata su un ‘dinosauro‘ del sistema mediale nostrano.

Per arginare le conseguenze del disastro, la dirigenza ha deciso di trasmettere, anzichè un solo episodio per sera, due episodi della lunga serie dedicata alla Divina Commedia, ciascuno dedicato alla lettura di un canto dell’Inferno. Così facendo, la rete ridurrà la permanenza in video del comico toscano e, si spera, riuscirà ad ottenere un risultato Auditel migliore (poichè, col protarsi della durata, lo share solitamente cresce).

Sull’inatteso (?) flop, si sono espressi in molti; tra questi lo scrittore e conduttore tv (su Rai3, con il suo Diario) Corrado Augias, che su Repubblica scrive: “Rai2 non ha ancora trovato un assetto che le faccia ‘piazzare’ in modo adeguato i suoi programmi. E’ al momento la rete più debole della Rai, eppure proprio questa rete ha avuto il coraggio di proporre le letture di Dante affidate a Benigni. Operazione che merita tanto di cappello anche se mandata in onda senza le cautele necessarie per un pubblico disabituato a simili altezze“. Nonostante il risultato tutt’altro che incoraggiante, Augias riconosce nella scelta di trasmettere TuttoDante in prima serata l’inizio di un processo di “formazione di un orecchio attento a quei versi, quei metri, quei simboli, difficili, alti, rari” che avrà un seguito. D’altronde, “se non la tenta la Rai una cosa del genere chi mai potrà farla? Risultati scarsi? E’ così che si comincia. Poi bisogna avere abbastanza cuore (e organizzazione) per andare avanti“.

Dunque, questa sera, Roberto Benigni andrà alla scoperta del canto XVII e del canto XVIII: Nel precedente girone Dante ci ha lasciati con l’arrivo di un mostro – spiega l’attore toscano –, nel canto XVII ci descriverà in modo spettacolare e solenne Gerione, la fiera dalla coda aguzza (v.1, canto XVII Inferno) che accompagnerà i due viaggiatori nel regno della frode”. Proprio questo mostro dalla faccia d’uomo giusto, il corpo serpentino e la coda velenosa, li condurrà, dopo l’incontro con gli ultimi peccatori del settimo cerchio, nell’ottavo. “Cadiamo anche noi nell’abisso trasportati dalla bestia. Tutto questo è possibile – continua Roberto Benigni – grazie all’uso impressionante che Dante fa del linguaggio, ci permette di essere presenti a ogni scena e di conoscere ogni particolare di quel luogo”.

È nel XVIII canto che entriamo in Malebolge, valli concentriche che ospitano i fraudolenti: “È il canto più spaventoso di tutta la Divina Commedia, il luogo più terribile dove sono posizionati i ruffiani e i seduttori, frustati da demoni cornuti, e poi gli adulatori, immersi nello sterco. Tutto è degrado, nessuno meglio di Dante ha saputo rappresentare così bene questi peccati”.