Caterina Murino: “dopo Zen, l’Odissea di Rai1 ed il cinema” | L’estate Rai all’insegna del “flop”.

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Caterina Murino

L’intervista: l’ex Bond Girl del grande schermo è tra i protagonisti del serial lanciato dalla Bbc, in onda su Canale 5.
Caterina Murino «ispettrice» nell’estate tv: dopo Zen sogno i set di Tornatore «L’Italia vista da Londra e Parigi? Troppe occasioni mancate».

Fuga di cervelli, fuga di bellezze, a volte abbinati, a volte no. Caterina Murino, 35 anni, rientra sicuramente nella categoria, in quale fate voi. Ha un’agenda decisamente piena e in queste domeniche estive la si incontra su Canale5 nella serie tv lanciata dalla Bbc Le inchieste dell’ispettore Zen.

Rufus Sewell interpreta l’ennesimo ispettore/commissario/investigatore: cos’ha di diverso dagli altri? «La prima cosa che mi ha colpito subito leggendo il copione è lo humour inglese e il carattere spigoloso del protagonista. Il tema della corruzione nell’ambiente politico e poliziesca è stata trattata molto al cinema, ma in tv molto più raramente: per questo credo che il pubblico recepisca questa serie come qualcosa di completamente diverso». Lei è la sua aiutante, anche a letto. «Ho sempre avuto ruoli da eroina. Questa volta Tania Moretti è un personaggio normale, fa la segretaria, ha un marito e ha Zen come amante: è un personaggio “quotidiano”, di quelli che si incontrano nella vita di tutti i giorni».

A proposito di eroine, ha fatto Penelope nell’«Odissea» che arriverà su Rai1. «È una lettura dell’Odissea diversa, non si parla tanto dei viaggi di Ulisse, quanto dell’attesa di Penelope. È lei, con Telemaco, la vera protagonista».

[…] Cinema, teatro e tv: cosa sceglie? «E come si fa? A parte che cinema e tv li trovo abbastanza simili, al teatro non potrei mai rinunciare: è come una droga, è come se mi riscoprissi ogni volta». Il regista dei sogni? «Peppuccio». Tornatore, per i meno intimi. «Spero che un giorno scopra che esisto. Mi piacerebbe fare un film anche con Marco Tullio Giordana». E gli attori? «Vorrei lavorare con Valentina Cervi, è un’amica. Alessio Boni è straordinario, con la esse maiuscola e pure tutto il resto della parola. Ma anche Battiston e Kim Rossi Stuart». All’estero? «Kenneth Branagh e Rachel Weisz, la moglie di Daniel Craig». Non vi siete più visti da «Casino Royale», lei era Bond Girl. Com’era sul set? «Molto professionale». Non un simpaticone, par di capire. «C’era un clima molto teso, era il suo primo film da 007, c’erano molti soldi in ballo, molta aspettativa, la stampa era scettica. Era una scommessa e c’era una tensione palpabile». Inevitabile gossip: era fidanzata con il rugbista Pierre Rabadan, ora sta con un medico, proprio lei che voleva fare medicina ed è stata bocciata due volte all’esame di ammissione. Ride: «Apprenderò le nozioni di medicina da lui».

Renato Franco per il Corriere della sera

La Rai è una fabbrica di flop.
Parenzo, Porro, perfino Celi e Marcorè. Per tutti i nuovi programmi le scelte editoriali e di palinsesto di viale Mazzini sembrano quelle di un piccolo chimico della distruzione.

Ok, oggi sperimento. In viale Mazzini, laboratorio con mezzi antiquati, giocano al piccolo chimico. Quando i piani alti, un’entità metafisica che riunisce il potere e il comando, fecero notare che piazzare Celi, mio marito! fra i telegiornali che succhiano il 60% di share era un suicidio premeditato, il direttore Andrea Vianello (Rai3) si giustificò dicendo che non c’erano spazi a disposizione. E così si potrebbe sancire la prima (non) regola per la televisione: è il programma che si adatta a uno spazio vuoto, non il contrario. La striscetta satirica di Lia Celi, che poteva crescere, cambiare e migliorare, è finita in quel cimitero di errori e orrori che viale Mazzini a volte dimentica, a volte sfrutta per riesumare un pezzo sbagliato e ripetere la topica. I 3 punti percentuali di Celi, mio marito! seppur miseri vanno condivisi fra chi acconsente la messa in onda e che la ordina, un po’ meno per chi viene catapultato verso il massacro.

Non ci voleva una sfera di cristallo o una megera attempata per sconsigliare l’esordio estivo di David Parenzo: il venerdì non è un giorno fortunato per Rai3 e nessuno, tranne i febbricitanti (ma sono pochi vista la stagione) e i sedentari (il bel tempo spinge verso fughe balneari), desidera ascoltare nuove informazioni e nuovi argomenti a settimana finita. La Guerra dei Mondi, quattro puntate inaugurali fra giugno e luglio e una promessa in palinsesto per l’autunno, si è congedata con il 3,5% di share, un’altezza collinare rispetto ai 7,9 di media. La conseguenza, spiacevole per chi si è gettato inconsapevolmente nel braciere, sarà che l’azienda chiederà a Vianello di serrare la baracca, ringraziare Parenzo e provare ancora e ancora. Per tornare indietro col calendario e recuperare un’impresa straordinaria, sempre su Rai3, occorre andare a spulciare fra i referti medici di marzo e maggio. Anche Neri Marcorè è stato vittima di una superficialità disarmante, spiaccicato al 4 per cento perché immolato il lunedì sera contro le serie televisive di sacerdoti e suore di Rai1, le commedie di passione di Canale 5 e Piazzapulita di La7. Pure Fabio Fazio aveva cercato di far bottino il lunedì, poi ha capito che la partita cominciava con due reti di scarto e, saggiamente, si è ritirato ai tradizionali sabato e domenica. La calura estiva ha portato anche al debutto di Nicola Porro su Rai2, per l’immaginario collettivo dove le storture abbondano doveva sostituire Michele Santoro e Annozero. Il Virus di Porro prometteva bene. Troppe cose: non più quelle facce che vedi mentre addenti un cornetto a colazione e rivedi mentre stai per andare a dormire; non più quelle contrapposizioni schematiche fra destra e sinistra; non più quei collegamenti esterni che funzionavano negli anni Ottanta-Novanta e che ora sanno di Raf in concerto ai giardinetti.

Un lungo servizio animato, mercoledì scorso, ha introdotto Tarak Ben Ammar, il furbissimo finanziarie franco-tunisino spesso domiciliato ad Arcore. Sembrava l’epopea di un Henry Ford del tubo catodico, un paladino di diritti necessari e affari specchiati, sarà pure, ma quando Porro ha iniziato a fare le domande, qualsiasi risposta poteva sembrare giusta, corretta, eccellente. Virus si è inclinato a 5,25% di share, ma il vicedirettore del Giornale avrà la rivincita in autunno. Tentare può nuocere. Perché i piccoli chimici di viale Mazzini giocano con i milioni di euro, questi prodotti sono stati venduti ai pubblicitari con stime ben maggiori: per una semplice ragione, altrimenti nessuno li avrebbe “comprati“. Il danno estivo si può riparare, quel che non si ripara, e consiste in uno spreco, sono le scenografie e il lavoro che vanno al macero. E anche quei professionisti coinvolti che, responsabili o immuni, sciupano un’occasione. Mancano ancora due mesi, di pazienza e attesa, all’apertura del bar sport di Antonio Polito che non dovrà far rimpiangere il processo di Biscardi. Polito, forse, opterà per la grazia.

Carlo Tecce per Il Fatto Quotidiano