Sanremo 2014 dal 18 al 22 febbraio. Fabio Fazio: “festeggiamo i 60 anni della tv ed i cantautori”. “Ci sarà Lucianina, ma non Jovanotti, forse Saviano”. “Che tempo che fa costa poco”.

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Sanremo 2014

Quello di Fabio Fazio è un ufficio piccolo, spartano, con la finestra su un cortile dove lavorano meccanici, artigiani, fiorai. E’ nella sede di Endemol, la società che produce “Che tempo che fa“, in un ex capannone industriale. E’ mattino presto e Fabio ha appena accompagnato i figli a scuola. Per prima cosa, ci vuole un caffè. Dobbiamo parlare di due cose, fondamentalmente: del prossimo Festival di Sanremo (in programma dal 18 al 22 febbraio 2014) e di “Che tempo che fa“, che riprende, con alcune novità, domenica prossima. Invece la conversazione prende un’altra piega: “Erano 30 anni che non facevo attività fisica, dall’ultima ora di ginnastica a scuola. Poi le montagne di Cogne mi hanno stregato e ho deciso che dovevo scalare il Gran Paradiso, su su fino a superare i 4.000 metri. Così, ho cominciato ad allenarmi” dice. E ce l’ha fatta. E’ in grande forma, Fabio: magro e rilassato. “In un momento difficile come questo” dice “ho la fortuna di fare un lavoro bello, divertente e anche ben pagato. Perché non dovrei essere contento?“.

Perché la parola Sanremo di solito mette un’ansia pazzesca a chi deve organizzare il Festival.

Invece sono molto più rilassato. La logica, dopo il successo dello scorso anno, avrebbe suggerito di non rifarlo. Ma faccio questo “lavoro” (metti tra virgolette lavoro) con l’atteggiamento di un pilota di Formula 1. Non è che siccome ha vinto una corsa smette di partecipare, no? E inoltre ho il vantaggio di… confrontarmi con me stesso. Non saranno quei punti in più o in meno di Auditel a cambiarmi la vita.

Allora cominciamo a parlare di Sanremo. Mancano “solo” 150 giorni.

Guarda, ieri a Roma ho fatto la prima riunione, non è che ne so molto…

Se non ne sai qualcosa tu…

Vabbè, prima di tutto, neanche a dirlo, con me ci sarà Luciana Littizzetto.

L’anno scorso ci avete fatto divertire moltissimo. Ma non mi basta. Altre novità?

Nei primi giorni del 2014 la televisione italiana compirà 60 anni. Ecco, il Festival sarà l’occasione per fare una grande festa di compleanno alla tv.

Ahia, rischiamo l’ormai onnipresente effetto-nostalgia?

No, sarà una festa di compleanno, mica si è nostalgici quando si festeggia il compleanno. Si è allegri. E io vorrei trasmettere allegria e leggerezza. Senza dimenticare la consapevolezza dei tempi in cui stiamo vivendo.

Hai già qualche nome di cantante in gara tra i big?

No, non ancora, te l’ho detto, abbiamo fatto la prima riunione ieri…Però…

Però?

Ho un’idea per la serata del venerdì: abbattere il muro tra il Festival e il Club Tenco.

Che muro?

Il Club Tenco è nato in antitesi al Festival, per dare spazio alla canzone d’autore, quella che “invece” a Sanremo non ci andava perché lì c’erano solo le canzonette popolari. Oggi questa separazione non esiste più. E’ roba vecchia. Così dedicheremo una serata ai nostri grandi cantautori, coi loro capolavori rivisitati dai cantanti in gara.

Resta la regola che ciascun big presenta due canzoni e il pubblico ne elimina una?

Sì, ha funzionato.

Jovanotti ci sarà?

Non credo. Sarebbe bello, ma ha deciso di tornare a New York per un po’ di tempo. E per me deve venire a Sanremo solo se è felice di farlo.

Ti preparerai rivedendo il Festival dello scorso anno?

No. Io non mi rivedo mai, a casa ho pochissime cose registrate. Lo scorso anno mi sono sorpreso a “guardare Sanremo” da dietro le quinte: in certi momenti assistevo allo spettacolo come uno spettatore. Ma dopo ogni show mi succede una cosa strana.

Crolli dal sonno? E’ normale…

Al contrario: rivivo tutto nel pensiero, minuto per minuto, a occhi chiusi. E’ la stessa cosa che mi disse Pupi Avati una volta, anche lui dopo una giornata di set rivede tutto quel che è successo in ogni dettaglio.

Come fai a lavorare contemporaneamente al Festival e a “Che tempo che fa“?

Separo le due cose: se mi viene un’idea per il Festival, la metto da una parte, divido il mio tempo fra due cose diverse, ma non è mai stato un problema, questo, in 30 anni di carriera.

E’ vero, festeggi 30 anni di carriera

Era il 10 ottobre del 1983, debuttai a “Pronto Raffaella?”. Facevo le imitazioni.

Ricordi la tua prima “vittima“?

Non sono sicuro, ma mi pare che imitai Beppe Grillo. Pensa un po’ come sono cambiate le cose… A quei tempi, non avrei mai pensato di fare Sanremo, e nemmeno un talk show come “Che tempo che fa”.

Ecco. Parliamo di “Che tempo che fa“. Ci saranno grandi cambiamenti quest’anno?

C’è un grande cambiamento: la puntata della domenica durerà un’ora di più, andremo avanti fino alle 22.30.

E la Littizzetto sarà sempre il gran finale?

No, rimane alle 21.30, quello è il suo posto perfetto.

Che tra l’altro costringe le altre reti a posticipare i programmi di prima serata… Che cosa ci metti in quell’ora in più?

Sulla carta, l’idea è quella di dare più spazio allo spettacolo e magari di rendere anche gli incontri un po’ più lunghi. Ma le cose si decidono mentre si fanno: io sembro un tipo razionale, in realtà sono un impulsivo.

E sui contenuti?

Farò come sempre, cercando di abbinare alto e basso, cultura e divertimento. Lo considero il vero aspetto “politico” del programma.

Visto che non ci sarà più la puntata del lunedì, dove lo metti Roberto Saviano, magari a Sanremo?

Saviano è uno dei miei due-tre migliori amici. Per lui uno spazio c’è sempre, anche se niente per ora è concordato, nemmeno su Sanremo.

Altra ricorrenza: “Che tempo che fa” compie dieci anni.

Nacque perché, dopo “Quelli che il calcio”, volevo provare a fare tv con le parole.

Quanto costa una puntata?

Poco, anche perché ormai tutto in tv è regolato dall’indice economico. Qui tutto è a basso costo. E la sfida più stimolante è quella di trasformare la qualità in quantità, cioè fare buoni ascolti senza rinunciare alla complessità delle cose.

Aldo Vitali per Tv Sorrisi e Canzoni

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