Sanremo 2014 – La pagella: Fazio bocciato, salva la Littizzetto; tra gli ospiti, spicca Cat Stevens. Delude Ferreri, ammalia Ruggero.

Sanremo 2014 – La pagella della prima serata del 18 febbraio 2014. Ospiti, Artisti e brani.

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Da sempre si dice che Sanremo, attraverso le canzoni, gli umori, la sua impaginazione, addirittura gli abiti, sia un’istantanea del momento storico-sociale che l’Italia attraversa.

Mai come ieri questa affermazione è risultata vera. Tra le piume della simpatica Lucianina e le pailettes dell’inutilmente diva Casta, abbiamo assistito ad un “cortometraggio” o “atto unico” della disperazione e del disagio targato Italia. E ben vengano tali incidenti quando il palco è quello del festival, e non tanto per scuotere le coscienze (si dice così, no?) degli spettatori, già abbastanza provati dalla crisi, quanto per portare in versione tridimensionale il malessere sociale che molti protagonisti (vedi Fazio, ma non solo lui) dello spettacolo e signorotti/e in sala vivono solo attraverso i media. Quel “le sembra il caso?” di Fabio ad un disperato che da 16 mesi non percepisce stipendio sembrava fuori dalle logiche della direzione che il nostro paese ha preso da tempo. Eh si, caro Fazio, è proprio il caso invece, mai come ora! E in nessun’altra location.

Sarebbe stato interessante e più contestualmente azzeccato se “l’intervento” dei 2 “non-lavoratori” si fosse sviluppato durante l’esibizione (?) della Laetitia e solo per ricordare all’attrice (?) che c’è un mondo che grida, che lotta e che non può permettersi di fare i capricci. Per i non informati va detto che la divetta francese si è rifiutata di fare le prove sabato scorso (come da programma), ha snobbato non pochi fotografi e giornalisti accreditati e da indiscrezioni pare abbia imposto al conduttore la patetica clausola “o me o Ines Sastre!“.  Chi vi scrive avrebbe preferito di gran lunga quest’ultima.

Ma passiamo allo show nell’accezione più leggera del termine. Premesso il personale disappunto per la scelta di ospiti come la Casta (e del triste teatrino col conduttore) e la Carrà, che non ha aggiunto alcun tassello colorato ad una prima serata sgangherata e noiosetta, va sottolineato invece lo sforzo della Littizzetto per ravvivare un copione svogliato e tutt’altro che sulla linea della contemporaneità e della bellezza. Di contemporaneo e bello c’è stato solo, attraverso una lettera, l’appello disperato dei 2 “disturbatori“. Oltre a un personale “chapeau” a Cat Stevens. Da brividi.

Le canzoni? Ecco il pagellino.

ARISA – Era impossibile ripetere la magica atmosfera de “La notte” di 2 anni fa. Ma il primo pezzo “Lentamente” (7) di Cristina Donà convince più del debole “Controvento” (6-).

FRANKIE HI-NRG – Che noia che barba… che barba che noia! Qualche riga di “Pedala” (4) non è neanche tanto male ma di questo genere finto musicale non se ne può davvero più. Inascoltabile e un dejà-vu troppe volte vissuto nel pezzo “Un uomo è vivo” (2).

ANTONELLA RUGGIERO – Raffinato (anche troppo per quel palco) il suo “Quando balliamo” (8); il secondo pezzo “Da lontano” (7+) seppur ruggeriano e premiato è comunque lontano dalle performance di Antonella (da solista) dei suoi memorabili sanremo (ricordate “Echi d’infinito“?). Comunque l’interprete ligure conferma ancora una volta di essere una dei gioielli più cari del nostro panorama musicale.

RAPHAEL GUALAZZI – Intenso e decisamente più suo “Tanto ci sei” (7-), a differenza di “Liberi o no” (5) la cui struttura (inedita per il cantante) non fa gridare al miracolo.

PERTURBAZIONE – entrambi i pezzi sembrano usciti dalla penna di un qualsiasi gruppo che si esibisce in cantine, locali, piano bar di una qualsiasi località italiana. Un 4 mezzo sia per “L’unica” che per “L’italia vista dal bar“. Titolo azzeccatissimo per le argomentazioni esposte.

CRISTIANO DE ANDRE’ – Pieno ed emozionante il tanto atteso “Invisibili” (7 e mezzo), meno affascinante il più votato “Il cielo è vuoto” (6 e mezzo).

GIUSY FERRERI – Il tanto strombazzato ritorno della cantante puzza di delusione. Casalino (autore de “L’essenziale“) cuce per Giusy 2 abitini scialbi e senza slanci creativi. “L’amore possiede il bene” (5) non decolla e “Ti porto a cena con me” (5+) sembra il fratello sfigato del brano di Mengoni. Copia mal riuscita?

E pensare che il meglio (almeno sulla carta) avremmo dovuto ascoltarlo dagli artisti sopra elencati!