Sanremo 2014 – Pagella seconda serata: sorprende Senigallia, deludono i Giovani. Il “dolore” azzanna il Festival.

Sanremo 2014 – La pagella della seconda serata del 19 febbraio 2014. Ospiti, Artisti e brani.

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Ieri Lucianina Littizzetto, in conferenza stampa, ha voluto sottolineare l’aria di “dolore” che quest’anno si respira intorno alla manifestazione. Dolore come disagio, malessere sociale. E’ vero che Sanremo da sempre è la favola nella quale entriamo per una settimana e che ci distrae (mica tanto!) dalla quotidianità, allontanandoci così dalla compagine socio-politico in cui siamo immersi. Ognuno di noi viene invitato al gran ballo del castello del principe, buttiamo le nostre scope e come Cenerentola fino a mezzanotte possiamo decontestualizzarci dalle ragnatele e dalle sorellastre che ci sbattono in faccia una realtà con la quale dobbiamo fare inevitabilmente i conti. Per poi tornarci dopo il gong della mezzanotte. Ma quest’anno, quelle scope, quelle ragnatele, è vero, sono troppo pesanti per scrollarcele di dosso. A tal punto che la kermesse, che negli anni passati diventava catartica, nel 2014 sembra un pezzo di costume made in Italy scollato da tutto il resto, addirittura fastidioso, inopportuno. Il calo di ascolti non è certo così preoccupante da collegarlo in toto a tale motivazione (la coppia Fazio-Littizzetto può anche aver stancato qualche telespettatore), ma sono convinto che per qualche affezionato del festival il malessere abbia influito.

Oltre alla partita, che ieri su Canale 5 ha tolto buona fetta del pubblico, va detto che la scelta dei vari ospiti (sia chiaro, tanto di cappello all’immensa Franca Valeri e anche al solito Baglioni) di certo non ha contribuito a tenere incollati gli spettatori. Nè tanto meno la rosa dei cantanti.

Rimane strepitosa la Litti che, seppur in un look più sobrio e sanremese, riesce a strappare quei sorrisi e quelle risate di cui abbiamo tanta fame.

Emoziona Rufus Wainwright, che vince nell’impresa di omaggiare i Beatles con “Across the universe” (che poesia!). E sappiamo bene che quando ci si confronta col famoso gruppo inglese si esce sempre duramente sconfitti.

E i cantanti?

FRANCESCO RENGA: banalotto in “A un isolato da te” (4… si sente la firma di Casalino) diventa più credibile nel pezzo di Elisa “Vivendo adesso” (5 e mezzo). Ma la voce di Renga (si può dire?) è davvero insopportabile.

GIULIANO PALMA: divertente nel pezzo retrò (e si sente) di Nina Zilli “Cosi lontano” (5 e mezzo) diventa più prevedibile ne “Un bacio crudele” (4 mezzo).

NOEMI: si fa fatica a capire quale dei 2 pezzi sia più brutto. Voto: 3. E pensare che ha partorito a Londra (patria della bella musica) il suo nuovo progetto.

RENZO RUBINO: inspiegabilmente (per il sottoscritto) osannato dalla critica, sembra solo affaticato in un niente di miracoloso “Ora” (3) e pateticamente melodrammatico in “Per sempre e poi basta” (3).

RON: onestamente melodico in “Un abbraccio unico” (6-) e fintamente folk in “Sing in the rain” (5-).

RICCARDO SENIGALLIA: finalmente sul palco arriva una canzone. “Prima di andare via” sebbene riecheggi fortemente il repertorio dei primi Tiromancino, ha un’aria godibile (7+), oltre al fatto che fra tutte le canzoni presentate quest’anno, è sicuramente la più radiofonica. O addirittura la più “contemporanea“. Meno coinvolgente invece “Una rigenerazione” (5).

FRANCESCO SARCINA: non poteva finire in modo più noioso una serata davvero vuota da un punto di vista musicale. Non convince nessuna delle due canzoni. Voto: 3.

E i giovani? Piatta anche la loro offerta, fatta eccezione per un sufficiente Zibba. Ci si aspettava di più da Filippo Graziani, figlio del grande Ivan, ma come troppo spesso accade l’ombra di grandi padri spesso offusca e disorienta.