Sanremo 2014 – Bilancio finale: Ligabue e Mengoni “da buttare”, Fazio e Littizzetto “da salvare”.

Bilancio della 64° edizione del Festival di Sanremo: le cose da salvare e quelle da buttare.

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E da oggi anche il 64esimo festival della canzone italiana entra negli archivi Rai. Ma in quale scaffale? Criticatissimo, attaccatissimo, controverso, lo spettacolo offerto dalla ditta Fazio- Littizzetto rischia di passare fra i meno gloriosi della storia. Chissà perchè poi?! Mentre Matteo Renzi saliva al colle, gli ascolti di Fabione precipitavano; mentre, per il primo, l’Italia formulava un toto-ministri, per la kermesse sanremese, il toto-vincitore scatenava scommettitori e penne sui social. Una settimana in cui talvolta Matteo sembrava perfetta primadonna per l’Ariston e Fazio l’ideale capo del governo. Belle parole, sani principi, sermoni e predicozzi. Ma cosa salvare e cosa buttare dalla torre del carrozzone sanremese?

Beh, da salvare in realtà c’è più di tutto ciò che critici e addetti ai lavori ci hanno voluto far credere. Intanto la coppia di fatto (ma ieri sposi) dei presentatori: se Fazio e Litti avessero presentato l’anno scorso questo festival sarebbe stato un successone. Insomma il problema in Italia è che i bis difficilmente “bissano“. La coppia diverte, emoziona, improvvisa, seppur in un tessuto narrativo a tratti smagliato e meno colorato del solito.

Da salvare gli ospiti (cantanti ovviamente) stranieri: da Cat Stevens a Damien Rice e Paolo Nutini. Puzza sempre di suicidio un’operazione come questa: al confronto, i nostri artisti sembrano piante cresciute male, cibi avariati, capi d’abbigliamento della peggiore “cineseria“.

Cosa conservare ancora tra le cose buone? Il monologo seppur buonista (ma ben venga in un’Italia cosi degradata) di Lucianina. Le canzoni (ahime escluse) “Invisibili“, “Prima di andare via” e “Quando balliamo“. Il momento “magico” di Silvan, uno dei momenti più esilaranti dello show. La voce e l’affascinante finta innocenza di Arisa. L’eleganza eterea e l’esperienza di Antonella Ruggiero. La parte introduttiva dell’intervento di Crozza. Ma soprattutto il messaggio che spesso questo festival, definito geriatrico, attraverso ospiti come Franca Valeri, le genelle Kessler, Arbore, ha voluto trasmettere, cioè che l’uomo (come direbbe Noemi) è come un albero: la sua età è leggibile dalla sua corteccia, non certo dai suoi frutti.

Cosa buttare? Laetitia Casta e il triste teatrino con Fazio (da dimenticare!), il solito Ligabue (sono 25 anni che canta la stessa canzone!), le critiche esageratamente positive nei confronti della Carrà (ma fino a qualche anno fa non simboleggiava il trash nazional-popolare?), l’omaggio di Mengoni a Sergio Endrigo (una pena!), il narcisismo e l’atteggiamento “piacione” di Renga, i pezzi di Frankie Hi-Nrg, Sarcina, Renzo Rubino e Noemi.

E mentre Fazio ritorna nel nido del suo Che tempo che fa, si fa già il nome del conduttore della prossima edizione. Sarà un certo Carlo a fare i Conti con canzoni, share e tutto il cucuzzaro?