Palinsesti Rai 2014-15: Rai3 prenota l'”Hotel a sei stelle”. Una scelta che sa di ‘normalità’.

Nel nuovo palinsesto di Rai3 (2014/2015), la conferma di “Hotel a sei stelle”.

6 stelle

Leggendo i nuovi palinsesti rai, ossia quelli relativi all’autunno-inverno 2014-15, qualcuno, come il sottoscritto, che ha particolarmente amato (eh si, amato) il progetto di “Hotel a 6 stelle” (rai 3, seconda serata del lunedi), sarà rimasto ben contento di apprendere che ci sarà una nuova edizione. Perchè parliamo di progetto e non di programma televisivo? Chi l’ha seguito ha avuto modo di constatare che dietro quella pagina di tv ci fosse molto di più di un reality. Un progetto, appunto. Sei ragazzi down alle prese con un tirocinio formativo di lavoro all’interno di una struttura alberghiera. Con tutti i limiti e le risorse del caso, come in ognuno di noi. Qualcun altro la definirebbe televisione di servizio. E non direbbe il falso. Tanto più se per servizio si intende qualcosa di utile, di costruttivo tanto per gli utenti (i telespettatori) quanto per i protagonisti del programma. Un doppio valore insomma. Una doppia valenza.

L’unicità della trasmissione è senza dubbio legata ad un inedito linguaggio televisivo che se da un lato va ad attingere ai vari “Grande fratello” (inteso come “studio sociologico“) e ai cosiddetti programmi “documenti” classici di rai3, dall’altro inventa, col pretesto di farne un prodotto televisivo, un mezzo, un’opportunità socio-lavorativa per una fascia di “svantaggiati“. E in quello che potrebbe sembrare un calderone di immagini, espressioni, scritture di comunicazione, in realtà c’è tutto un mondo fatto di verità e vita intorno alle figure dei down. La telecamera, asciutta e oggettiva, arriva laddove nessun altro programma era riuscito. Senza pietismi, buonismi, cadute di stile e distorsioni. I down possono. I down amano. I down sono.

Certo, in un programma con tali protagonisti, ognuno legge e proietta ciò che sente più aderente alla propria formazione culturale e alle proprie caratteristiche emotive, ma non si può negare che finalmente qualcuno si sia occupato di diversità nella maniera più normale possibile. Senza entrare nei dettagli, poi, di come quella telecamera sia riuscita ad entrare con la stessa delicatezza e autenticità nel mondo dei “normodotati” (colleghi, familiari, amici, educatori) che alle prese con la diversità, scrutando e indagando su se stessi, palesano tutta una serie di pensieri ed emozioni. Due mondi a confronto. Ma che in realtà confluiscono in un unico e solo. Perchè ciò che ne esce è un’unica umanità. E se da un lato la diversità appare capace (forse lo è sempre stato) ad entrare nei meccanismi della quotidianità socio-lavorativa, dall’altra il mondo del lavoro sembra pronto ad assorbire e fare certi percorsi apparentemente più difficili. Basterebbe volerlo veramente.

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