66° Festival di Sanremo – Le pagelle delle prime due serate.

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Ci siamo presi un po’ di tempo, prima di realizzare le pagelle del Festival di Sanremo 2016, per organizzare al meglio le idee e per non escludere nessuno dai nostri giudizi. Un Sanremo molto simile a quello del 2015, dal punto di vista della confezione. Un po’ meno dal punto di vista delle canzoni, più difficili da assimilare rispetto a quelle dell’anno scorso. Un po’ di più, invece, dal punto di vista degli ascolti, nettamente in crescita: 49,48% nella prima serata e 49,91% nella seconda, dando la sensazione che sicuramente la media del 48,64% potrà essere ritoccata al rialzo (lo scorso anno, infatti, il secondo appuntamento era calato al 41,70%. Ma, ovviamente, non possono essere gli ascolti il solo metro di giudizio per farci gridare al Festival memorabile. Ecco, quindi, il nostro voto a tutti i protagonisti di queste prime due serate.

CONDUZIONE

  • Carlo Conti – 6. Il voto è più basso rispetto a quello assegnatogli nella precedente edizione, dove meritò un 8. Carlo, come sempre, sa fare il bravo padrone di casa, ma nella prima puntata appare molto robotico e teso, come se avesse paura che qualcosa possa andare storto. Il tipico assillo da Auditel che affligge anche chi, come lui, porta a casa la pagnotta comportandosi da bravo soldatino. Nella seconda, invece, si scioglie un po’, senza sgarrare mai dalla traccia e senza mai cadere in una sola defaillance. Il voto, però, si abbassa alla luce del suo ruolo di direttore artistico: le canzoni selezionate, infatti, risultano meno pop e meno immediate rispetto a quelle del 2015. Una curiosa inversione di tendenza che non si sa quanti dividendi pagherà nelle prossime settimane.
  • Gabriel Garko – 4. Siamo costretti ad accodarci alle tante critiche che sono state rivolte all’attore torinese, spesso fin troppo impacciato e legato al gobbo, anch’esso letto male e con troppe difficoltà. Le signore a casa apprezzeranno senza dubbio la sua presenza, ma siamo convinti che lui sia anche il primo bersaglio delle loro critiche.
  • Madalina Ghenea – 5. È costretta all’ingrato ruolo di valletta-appendiabiti, che deve indossare tre abiti a sera e fare continuamente la sfilata alla bisogna. In ogni caso, pur essendo straniera, non sfigura nel suo ruolo di presentatrice dei cantanti in gara, ma il suo ruolo si ferma lì. È la prassi dei co-conduttori.
  • Virginia Raffaele – 10. Senza dubbio, è lei la vincitrice delle prime due serate. Qualcuno potrà obiettare che è facile superare il panico da palcoscenico (e quello dell’Ariston non è un palcoscenico come gli altri) indossando una maschera: ma le due utilizzate finora (Sabrina Ferilli e Carla Fracci) sono state utilizzate alla perfezione. Soprattutto nei panni dell’attrice romana, Virginia si è permessa di lanciare qualche frecciatina legata all’attualità che, in più di ogni occasione, hanno fatto sbiancare (sic) il buon Conti.

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CANZONI

  • Lorenzo Fragola – Infinite volte – 5
    Mettiamoci nei panni di un ragazzo di vent’anni che, per quanto alla sua seconda esperienza al Festival, si ritrova a rompere il ghiaccio della manifestazione. Il brano non prende al primo ascolto e la sua esibizione, fatta di molti errori tecnici, non riesce a farcelo apprezzare a dovere. Ma è una di quelle canzoni che fanno il giro e diventano belle.
  • Noemi – La borsa di una donna – 5
    Neanche questa canzone acchiappa al primo ascolto e anche Noemi, ben più sgamata di Fragola, commette qualche errore tecnico di troppo, pur mantenendo il solito largo sorriso. È a rischio eliminazione, e forse non lo merita del tutto.
  • Dear Jack – Mezzo respiro – 4
    Con o senza Bernabei, i Dear Jack continuano a proporre brani a nostro avviso molto deboli. Tutto si gioca sulla ripetizione ossessiva del titolo della canzone all’interno di una delle tante ballad proposte in questa manifestazione. Per loro, probabilmente, il rischio eliminazione è ben più grande.
  • Giovanni Caccamo e Deborah Iurato – Via da qui – 4
    Mi viene, onestamente, da sorridere a sapere che questa canzone era indicata dalla critica e dai giornalisti come una possibile vincitrice. Vero… è il classico duetto sanremese come molti altri che abbiamo visto su quel palco. Ma volete mettere quello che proposero Fausto Leali e Anna Oxa o Ron e Tosca o anche Giò di Tonno e Lola Ponce? Per le critiche al vestito della Iurato, rivolgetevi a siti più competenti in materia.
  • Stadio – Un giorno mi dirai – 7
    Il voto va più al testo e agli arrangiamenti, in perfetto stile Stadio. Non ci si poteva aspettare nulla di diverso, da questo storico gruppo bolognese forse un po’ troppo sottovalutato dal grande pubblico. Nella loro prima esibizione, però, non si può non sottolineare la mancanza di voce del buon Gaetano Curreri. Senz’altro si riprenderà, anche per omaggiare a dovere l’amico Lucio Dalla. Bene il fatto che non siano a rischio eliminazione.
  • Arisa Guardando il cielo – 6
    Anche qui, per le critiche al vestito rivolgetevi altrove. Nessuna critica da muovere alla voce, sempre perfetta, della cantante lucana. Il problema, però, sta nel ripetere lo stesso schema nella canzone presentata, ed ecco che viene subito qualche déjà vu di L’amore è un’altra cosa o Controvento.
  • Enrico Ruggeri – Il primo amore non si scorda mai – 7
    Ruggeri non sbaglia mai il brano da presentare a Sanremo. Aveva promesso un brano che non si adagiava su ritmi lenti e non ha deluso le aspettative. Certo… non è proprio un brano facile da memorizzare, ma si fa apprezzare senza dover attendere il secondo ascolto.
  • Bluvertigo – Semplicemente – 3
    Il voto più basso va al gruppo capitanato da Morgan, che si presenta senza voce sul palco dell’Ariston e con un brano troppo difficile per noi membri del popolo bue. Ah, sì… questa è una delle poche canzoni che, difficilmente, fanno il giro al secondo ascolto.
  • Rocco Hunt – Wake up – 8
    Sentendo questa canzone, ci si domanda se Rocco Hunt non abbia sbagliato strada: questo è un brano più propriamente estivo, anche grazie al ritornello trascinante. Il pubblico quasi assonnato non ha avuto motivo di disprezzare questo motivetto che entra subito in testa. Peccato per il testo, probabilmente un po’ debole, ma è un limite che caratterizza spesso i nostri rapper.
  • Irene Fornaciari – Blu – 6
    Pur non apprezzandola particolarmente, stavolta Irene Fornaciari strappa una meritata sufficienza, e per il tema trattato, e per la composizione della canzone. Certo, i livelli de Il mondo piange, suo miglior piazzamento al Festival, sono piuttosto lontani.
  • Dolcenera – Ora o mai più (Le cose cambiano) 6.5
    Dolcenera schiera a sorpresa la carta glam soul, totalmente differente rispetto a quanto presentato nelle ultime estati (su tutte Fantastica). Lei, come sempre, basterebbe da sola per riempire il palco con la sua voce e il suo microfono, ma l’arrangiamento non dispiace. Giusto, però, che qualcuno abbia fatto notare l’omaggio a You make me feel (a natural woman). Sbagliato, invece, che lei sia a rischio eliminazione e che nessuno glielo abbia detto.
  • Clementino – Quando sono lontano – 6
    Si può essere rap e portare una ballad che, però, a tratti ricorda il brano di Nesli presentato lo scorso anno, senza il supporto di una voce adeguata.
  • Patty Pravo – Cieli immensi – 7
    D’accordo: le stonature e le difficoltà nell’interpretazione sono ormai la cifra stilistica della Patty Pravo degli anni 2000. Ma il brano proposto, al di là di tutto, è un bel tocco di classe all’interno di questa manifestazione. Giusto rimettersi in gioco col brano giusto, alla fine dei conti.
  • Valerio Scanu – Finalmente piove – 6
    Chi avrebbe mai detto che avrei assegnato la sufficienza a Valerio Scanu? Certo, il testo scritto da Fabrizio Moro aiuta notevolmente, anche se nutrivo un’aspettativa leggermente più alta rispetto ad un brano che, a tratti, ricorda lo stile di Sono solo parole. Inoltre, l’interpretazione del cantante sardo è stata sorprendentemente ineccepibile.
  • Francesca Michielin – Nessun grado di separazione – 7.5
    Avevo qualche perplessità, considerando alcune sue performance dal vivo, soprattutto quest’estate. Invece, la giovane cantante veneta propone una valida interpretazione e una canzone altrettanto buona. Anche in questo caso, vi invitiamo a rivolgervi altrove per le critiche al vestito.
  • Alessio Bernabei – Noi siamo infinito – 4
    Stesso voto del suo ex gruppo. La sensazione è quella di una copia riuscita male del crac dello scorso anno, cioè Fatti avanti amore di Nek. Il cantante romano sperava di raccogliere i favori del pubblico in questo modo, ma l’esito è infausto.
  • Elio e le Storie Tese – Vincere l’odio – 8
    Gli Elii o li ami o li odi. O pensi che Elio non dovrebbe giudicare nessuno se poi propone delle canzoni simili, oppure ti inchini davanti a persone che si permettono simili esercizi di stile. Io mi iscrivo alla seconda scuola di pensiero e apprezzo i sette ritornelli che hanno caratterizzato quest’unicum musicale.
  • Neffa – Sogni e nostalgia – 4.5
    Sul ritmo di questa canzone può essere cantato tranquillamente il testo di Sigarette, successo di Neffa di quest’estate. Lo si nota anche nelle parti musicali di questa canzone che sembra la prosecuzione della precedente canzone. Peccato… poteva giocarsi meglio le sue carte.
  • Annalisa – Il diluvio universale – 5.5
    Il voto è passibile di revisione, ma la canzone di Annalisa non arriva immediatamente. Certo… sempre meglio presentarsi con una canzone più difficile del solito rispetto a qualcosa che non le rendeva giustizia come Una finestra tra le stelle o Scintille.
  • Zero Assoluto – Di me e di te – 7
    Non facciamo parte di quella stampa che guarda con snobismo (eccessivo) alle canzoni degli Zero Assoluto, considerati ingiustamente dei cantanti mediocri. Il brano è radiofonico e godibile. Purtroppo, l’esibirsi all’ultimo non li ha favoriti, esattamente come Irene Fornaciari la sera prima. Senza dubbio, venerdì le cose cambieranno.

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OSPITI

A differenza dell’anno precedente, non ci sono molte obiezioni da eccepire nei confronti degli ospiti che sono saliti sul palco dell’Ariston in quest’edizione. Laura Pausini (8) ed Eros Ramazzotti (8.5) hanno confermato ancora una volta la loro bravura e il secondo in particolare ha fatto letteralmente scatenare il pubblico. Maitre Gims ed Ellie Goulding (7.5) sono apprezzabili già per il fatto di essersi esibiti dal vivo, a differenza di altri cantanti stranieri che non hanno lesinato l’uso del playback nelle passate edizioni: poi, hanno schierato i loro pezzi da novanta… non potevano sbagliare. In chiaroscuro i comici: Aldo, Giovanni e Giacomo (4) si specchiano, ormai, nei successi di vent’anni fa, ma, pur adorandoli, non posso far loro dei finti complimenti per un pezzo di repertorio ormai annacquato dai segni del tempo e da qualche inutile improvvisazione per aggiornarlo; Nino Frassica (7) propone la solita comicità surreale ed è un peccato che sia salito sul palco soltanto a mezzanotte. Voti negativi, ma solo per l’assoluta inutilità della loro presenza, voluta solo per allungare il brodo, a Kasia SmutniakAnna FogliettaAntonino CannavacciuoloNicole Kidman. Il va a chi li ha voluti, non a loro. Emozionante l’ospitata di Ezio Bosso, musicista minato da una grave malattia (10); simpatiche quelle di Giuseppe Ottaviani e della scuola più piccola d’Italia (6).

ALTRO

Le altre menzioni vanno ai componenti non citati del cast, cioè Gianluca PozzoliMarta Zoboli Rocco Tanica, che fanno il loro dovere strappando i giusti sorrisi. E, poi, rimarranno nella storia le ovazioni che il pubblico ha riservato a Beppe Vessicchio, direttore d’orchestra di ben cinque esibizioni nella seconda serata dopo che nella prima aveva fatto mobilitare (scherzosamente) anche Chi l’ha visto?. Infine, lodi e squisitezze per Nicola Savino e la Gialappa’s Band, che hanno proposto un disteso e gradevole Dopofestival, che non pesa nonostante l’ora tarda e le tre interruzioni pubblicitarie.

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