Report – Quinta puntata del 20 novembre 2017 – Anticipazioni, inchieste.

reportQuesta sera, in prima serata su Raitre quinta puntata di Report, il programma di inchieste e approfondimento, che nelle scorse edizioni ha fatto luce su diversi casi scottanti, interessando una platea sempre più ampia.

Alla conduzione l’autore Sigfrido Ranucci e la collaborazione delle cinque storiche firme del programma: Giovanna Boursier, Michele Buono, Bernardo Iovene, Paolo Mondani e Stefania Rimini. Gli ascolti delle prime tre puntate sono stati positivi, circa il 7% di share, un dato decisamente più alto della stagione primaverile, la prima dopo l’addio della Gabanelli.

Report 2017

Ogni puntata sarà aperta da una “Anteprima”, una mini-inchiesta che svela cosa si nasconde dietro comuni aspetti della vita quotidiana, dall’uso dell’etilometro ai tatuaggi che sfoggiamo, dalla scelta degli occhiali fino al pellet che acquistiamo per la stufa.

Veniamo ai temi di stasera.

“Ipocrisea”

Ipocrisea“, firmata da Claudia Di Pasquale, torna ad inquadrare da vicino i flussi migratori dalla Libia. La rotta del Mediterraneo centrale dalla Libia verso l’Italia rappresenta l’80% dei flussi migratori dal Nord Africa verso l’Europa. Dal 2011 a oggi in Italia sono sbarcati oltre 700.000 migranti; quest’estate i flussi sono drasticamente crollati, per poi riprendere in questi giorni.

Cosa è accaduto in Libia? Quali sono le politiche adottate dall’Europa e dall’Italia per gestire i flussi migratori e contrastare il traffico di esseri umani? Dall’addestramento della guardia costiera libica al ruolo svolto dalle ong, fino alle missioni dell’Unhcr, il servizio cercherà di capire cosa sta succedendo oggi nel Mar Mediterraneo.

“Protocollo del prosecco”

Bernardo Iovene, invece, tornerà ad investigare sul prosecco, il vino spumante più venduto nel mondo. L’uva del prosecco è pagata più del doppio rispetto agli altri vitigni. Tra DOC e DOCG, oggi si vendono 510 milioni di bottiglie, e la richiesta supera l’offerta. Gli ettari coltivati a prosecco sono arrivati a 30.000, erano circa 10.000 nel 2009.

Ormai si parla di monocoltura, ma il rovescio di questo successo sono colture intensive a ridosso di case, scuole e impianti sportivi che nel periodo dei trattamenti con i pesticidi creano problemi agli abitanti delle zone in provincia di Treviso. A un anno dall’inchiesta sul vino e sulla frazione di Prosecco in provincia di Trieste Report torna in quelle zone, per vedere quali sono le novità, cosa hanno fatto i comitati, i comuni, i consorzi del prosecco DOCG e DOC, le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Questa volta il presidente del Veneto Luca Zaia risponde alle domande di Iovene sui trattamenti delle vigne, sul biologico, sul protocollo d’intesa con la frazione di Trieste e sull’operazione del 2009 che ha portato al successo e alla creazione della DOC più grande d’Italia.

La governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani preferisce glissare e delega il suo assessore all’agricoltura a rispondere sul protocollo. Intanto nella frazione di Prosecco gli abitanti, in attesa che vengano rispettati i patti, hanno cominciato a produrre le prime bottiglie del prosekar.

”Polveri di stelle”

Stando seduti davanti al fuoco spesso ci si incanta, ma quanti sanno che il simpatico caminetto emette le assai nocive polveri sottili? Oggi il riscaldamento a legna pesa per il 65% sul totale delle emissioni nazionali di particolato, per il resto causate da traffico, attività agricole e industriali.

Ma c’è differenza tra un camino tradizionale aperto e una stufa ad alto rendimento energetico, che consuma poco e di conseguenza emette meno polveri nell’aria. La legna è considerata fonte energetica rinnovabile e in quanto tale andrebbe favorita secondo l’accordo sul clima di Parigi firmato dall’Italia. Dipende però da come si brucia. Secondo l’Arpa Lombardia una tonnellata di legna permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto e di circa 900 kg di CO2 se bruciata in una stufa efficiente. E il pellet?

È segatura pressata, tutto naturale… davvero? E come si sceglie? Se vogliamo che il fuoco ci incanti e non ci intossichi, come bisogna accenderlo? Se va bene il blocco della circolazione, allora anche la stufa della nonna va rottamata, accenderla è un crimine ambientale tanto quanto bruciare i resti di un mobile verniciato. L’Unione europea ha più volte richiamato l’Italia per infrazione dei limiti stabiliti, basti pensare che nei territori del bacino padano il limite giornaliero di 50mg di polveri presenti nell’aria che si respira viene costantemente superato anche del triplo.

Per anni ci si è affidati alla danza della pioggia e adesso le regioni corrono ai ripari, per cui in alcune zone non si potrà più nemmeno accendere il vecchio caro caminetto inquinatore, in altre si vieteranno le stufe a 2 stelle, le stesse per le quali sono stati appena erogati gli incentivi.