Sanremo è Sanremo #3 – Le pagelle della serata e il caso Meta-Moro.

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Perché Sanremo è Sanremo, recitava il brano interpretato da Maurizio Lauzi, figlio di Bruno, al Festival di Sanremo 1995 targato Pippo Baudo. Da allora molte cose sono cambiate, ma il Festival della Canzone Italiana, giunto alla 68° edizione, rimane ancora l’evento più atteso. Sulle pagine di UnDueTre.com vi riportiamo i rumors che trapelano dalla cittadina ligure, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Ecco il nostro terzo appuntamento con Sanremo è Sanremo.

UN SANREMO DA FYVRY | Terza puntata

Anche quest’anno torna l’appuntamento con Un Sanremo da Fyvry, l’editoriale che commenta, in modo semplice, talora caustico, ma comunque simpatico, il Festival di Sanremo per le strade di Roma. A voi la terza puntata.

IL BRANO DI META E MORO SAREBBE UN PLAGIO?

Intorno all’1:30, il sito Altro Spettacolo e, a seguire, tutti gli altri blog di informazione televisiva hanno sganciato la bomba: il brano Non mi avete fatto niente di Ermal Meta Fabrizio Moro sarebbe un plagio di Silenzio, brano presentato da Ambra Calvani Gabriele de Pascali per la selezione dei Giovani nel 2015 (valida per il Festival del 2016).

Tecnicamente, si tratterebbe di un riciclo dello stesso brano, con un testo piuttosto simile e anche un’analoga vena di denuncia sociale. A coadiuvare Meta Moro c’è Andrea Febo, che è l’autore unico di Silenzio.

Oltre che su Internet, su cui è scoppiata la bomba, la questione è approdata in punta di piedi anche sul palco del DopoFestival, dove uno dei giornalisti presenti ha fatto ascoltare la traccia audio incriminata. Forse per l’importanza della questione, i conduttori hanno preferito glissare, ma nel frattempo la Rai ha provveduto ad eliminare dal sito la traccia video di Silenzio, ancora presente dal 2015. Una toppa che si è rivelata peggiore del buco.

META-MORO RESTANO IN GARA

E la risposta al caso Meta-Moro non si fa attendere arrivando tempestivamente in Conferenza Stampa. Resta in gara a Sanremo il brano “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta e Fabrizio Moro: “Non si tratta di un plagio, l’autore è lo stesso e il regolamento prevede la possibilità di campionare o usare stralci di altri autori, per un totale non superiore al 30%. Quindi la canzone ha i requisiti di un brano nuovo a tutti gli effetti”. In questo modo  il vicedirettore di Rai1, Claudio Fasulo, chiude il caso scoppiato intorno al brano che richiama nel ritornello una canzone presentata a Sanremo Giovani nel 2016.

LE PAGELLE DI UNDUETRE.COM

Anche quest’anno, in modo piuttosto sintetico, abbiamo cercato di realizzare una nostra personale classifica di gradimento sulle canzoni in gara, basandoci esclusivamente sul primo ascolto (e, quindi, come tali da prendere estremamente con le pinze). Per stilarla, abbiamo pensato di suddividerla in tre settori – blu, giallo e rosso – riprendendo quello che abbiamo visto ieri sera in chiusura di serata.

ZONA BLU

  • Sette pieno per Lo Stato Sociale e Red Canzian. Ambedue, i brani a nostro avviso più radiofonici della serata.
    Il gruppo bolognese ha un po’ ripreso la routine di Gabbani dello scorso anno, portando con sé un’anziana signora ballerina di rock acrobatico. Rischia di essere un tormentone, se si dimenticasse che loro sono un gruppo noto appena tra chi frequenta il Primo Maggio.
    L’ex Pooh ha, invece, colpito per la sua energia.
  • Sei e mezzo per Annalisa e The Kolors.
    La cantante ligure presenta un brano classico che, ascoltato ad inizio serata, non ha faticato a piacere.
    Il gruppo napoletano ha, invece, realizzato l’esibizione più da Eurovision Song Contest fra quelle proposte. Ci facciamo un pensierino per Lisbona?
  • Sei per Meta-MoroNoemiDiodato-Paci Avitabile-Servillo.
    Al netto della polemica, la canzone del duo di cantautori prende ed è orecchiabile, ma appare piuttosto un compitino.
    Noemi non brilla e non è esattamente una sufficienza piena. In più, lei stessa ha notato una sua imprecisione ed è scesa dal palco colma di disappunto.
    Le ultime due sono da risentire, ma sono apparse fra le più interessanti della seconda parte di serata.

ZONA GIALLA

  • Cinque e mezzo per RonVanoni-Bungaro-PacificoElio e le Storie Tese Le Vibrazioni.
    Ron porta un brano del suo amico Lucio Dalla. Il brano è un po’ noiosetto e il cantante lombardo sembra far cantare l’autore del pezzo, anziché darne una sua interpretazione.
    Il terzetto improbabile presenta un argomento a piacere: un brano di classe che potrebbe ripetere il percorso di Cieli immensi di Patty Pravo di due anni fa, ma la Vanoni è ben più comprensibile a 84 anni.
    Gli Elii sono lontani dai fasti e fanno bene a sciogliersi. La zona gialla è solo perché il pezzo è in linea coi loro canoni, ma nulla di che.
    Le Vibrazioni arrivano ad ora tarda e sono nel limbo: da riascoltare.
  • Cinque per DecibelLuca BarbarossaNina Zilli Renzo Rubino.
    Decibel passano quasi sotto silenzio: brano nei canoni ruggeriani, ma che non spacca.
    Nina Zilli avrebbe potuto portare più energia, invece di impantanarsi nel solito eccesso di melodia che ha caratterizzato le sue partecipazioni sanremesi.
    Barbarossa in romanesco non colpisce appieno e risulta piuttosto noioso.
    Renzo Rubino si presenta con un brano anonimo: né sì, né no.

ZONA ROSSA

  • Quattro per Max Gazzè Giovanni Caccamo.
    Mai avrei voluto mettere Gazzè da queste parti, ma partendo da una vigilia in cui doveva essere il favorito e poteva essere la mina vagante dell’evento, si presenta con un brano eccessivamente melodico e odiosamente epico che, a mio avviso, non lo rappresenta.
    Caccamo si presenta col classico brano sanremese: inizio lento e solita sovrapproduzione nella seconda parte. Si perde nell’anonimato.
  • Tre e mezzo per Facchinetti-Fogli.
    In controtendenza rispetto all’altro Pooh. Un brano che non ha nulla di interessante e che neppure colpisce per l’interpretazione.
  • Tre per Mario Biondi.
    C’entra molto una scarsa propensione da parte mia per lo stile di Mario Biondi, ma è l’ennesimo brano disneyano a presentarsi sul palco in queste ultime edizioni. In più, buona parte dell’interpretazione è inficiata da un accento inglese che Biondi non dovrebbe avere, almeno in italiano.

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