Report – Undicesima puntata del 11 giugno 2018 – Anticipazioni, inchieste.

reportQuesta sera, in prima serata su Raitre undicesima puntata della nuova edizione di Report, il programma di inchieste e approfondimento, che nelle scorse edizioni ha fatto luce su diversi casi scottanti, interessando una platea sempre più ampia.

Report

Alla conduzione, per la terza serie consecutiva, l’autore Sigfrido Ranucci e la collaborazione delle cinque storiche firme del programma: Giovanna Boursier, Michele Buono, Bernardo Iovene, Paolo Mondani e Stefania Rimini.

Veniamo ai temi di stasera.

“Buon viaggi0”

di Giovanna Boursier e la collaborazione di Ilaria Proietti e Greta Orsi. Il 25 gennaio il treno regionale partito alle 5.32 da Cremona e diretto a Milano deraglia appena passata la stazione di Pioltello, con 350 pendolari a bordo. Muoiono tre donne e i feriti sono circa 50. Nel punto dove comincia il deragliamento, 800 metri prima di Pioltello, si è rotto un pezzo di rotaia di 23 cm e dalle foto si vede una tavoletta di legno messa sotto.

La procura indaga otto persone per disastro colposo: compreso l’amministratore delegato di RFI (società del gruppo FS Italiane che detiene la rete ferroviaria e cura la manutenzione e l’esercizio dei binari) e quello di Trenord, la società di Trenitalia e Regione Lombardia che ha la proprietà delle carrozze che componevano il convoglio. Indagati anche quattro tecnici della manutenzione. Finora gli esami sui carrelli dei vagoni non hanno individuato difetti, mentre quelli sui binari devono ancora cominciare, anche perché sono spariti i documenti di immatricolazione del giunto. Giovanna Boursier prova a capire cosa è successo e in che condizioni viaggiano i quasi tre milioni di pendolari italiani che ogni giorno prendono il treno per recarsi al lavoro: il problema è sempre quello della manutenzione e dei controlli carenti, nonostante finanziamenti per miliardi di euro.

“Venicetown “

di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Ilaria Proietti e Eva Georganopoulou. Venezia è una città unica al mondo, la bellezza dei suoi palazzi, dei suoi canali, delle sue calli attrae ogni anno fino a trenta milioni di turisti. Tutta l’economia della città ruota intorno al turismo. Ogni spazio viene trasformato in un bar, un ristorante, un negozio di souvenir, un albergo. Di negozi per i residenti invece ce ne sono sempre meno, anche perché gli abitanti sono passati dai 175 mila dei primi anni ‘50 ai circa 53 mila di oggi.

Quasi quanti sono i posti letto per i visitatori. Il turismo è una risorsa, ma allo stesso tempo sta uccidendo lentamente la città e la sua identità. Cosa resta oggi di Venezia? La facciata, le pietre, ma non l’anima. Cosa stanno facendo oggi le istituzioni per salvaguardarla? E per tutelare quello che è un patrimonio dell’umanità Unesco? E ancora “La leggenda dei pianisti accompagnatori”di Bernardo Iovene. Il caso dei “pianisti accompagnatori” nei conservatori italiani. Devono avere un repertorio per ogni classe di strumento e sono a carico degli stessi conservatori per 9000 euro l’anno. Una figura indispensabile ma in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono nemmeno previsti come categoria.

“Aula con vista”

di Alessia Marzi. Una scuola nel cuore di Roma. Palazzo Ceva, detto “il Viscontino”, dal 1990 offre ai suoi 270 studenti il privilegio di studiare in una cornice d’eccezione: le sue finestre e i suoi terrazzi dominano i Fori Imperiali. Da anni questo stabile è ostaggio di paradossi burocratici. Gli allievi si dovrebbero trasferire in un’altra struttura in cui i lavori però, iniziati 14 anni fa, non sono ancora finiti.

A condurre la battaglia per restare è una preside cocciuta che lotta da anni contro tutti e ora anche contro la sindaca Virginia Raggi, che ha bloccato i fondi statali con cui si potrebbero ristrutturare le finestre ed evitare che piova in classe. Per lo spazio Com’è andata a finire? “La grande scommessa” di Michele Buono. Nel maggio 2017 Report ha simulato un progetto di rigenerazione di Tor Sapienza, un quartiere della periferia di Roma, coinvolgendo scuole, laboratori di ricerca, università, l’associazione dei costruttori del Lazio, investitori e la Commissione Europea, ai cui fondi strutturali si potrebbe accedere per finanziare un progetto del genere.

Una strategia possibile anche su scala nazionale. I soggetti coinvolti hanno raccolto la proposta e sono già al lavoro. Ha raccolto la proposta anche il governo della Costa d’Avorio che ha visto un’analogia tra una periferia di una città europea e un paese in via di sviluppo. Ci ha chiesto di collaborare. Seguirà sempre per lo spazio Com’è andata a finire?

“Biberon a tutto gas”

di Emanuele Bellano. I biberon e le tettarelle usati nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani sono da sempre sterilizzati con l’ossido di etilene, un gas la cui cancerogenicità è stata appurata dall’Oms e che nei soggetti esposti è provato che provochi vari tipi di tumore: al cervello, al pancreas, allo stomaco, per esempio, e leucemie. In seguito al processo di sterilizzazione residui di ossido di etilene rimangono sulla gomma e sulla plastica.

Dopo il servizio di Report sulla vicenda il ministero della Salute ha emanato una circolare a ospedali e Asl in cui raccomanda, prima di acquistare biberon e tettarelle sterili, di verificare la presenza sul mercato di prodotti sterilizzati con metodi alternativi all’ossido di etilene e, nel caso, prediligere quelli. Un metodo universalmente riconosciuto di sterilizzazione alternativa all’ossido di etilene c’è ed è quello a raggi gamma o beta. Come si stanno comportando Asl e ospedali dopo questa circolare? E il ministero controlla se sia stata recepita.

“Consumatori e consumattrici”

di Antonella Cignarale. Vivere senza supermercato si può? Certo, c’è chi si autoproduce il detersivo con l’acido citrico ed il percarbonato di sodio e ordina la spesa online sul sito dell’azienda agricola locale. C’è anche chi non si accontenta e cerca di aggirare lo strapotere della grande distribuzione aprendo il proprio supermercato autogestito: consumatori e fornitori insieme. Si può decidere anche di finanziare direttamente l’azienda agricola locale e poi raccoglierne i frutti o anche no, se l’annata va male. Certo è un rischio, e il vantaggio? Essere certi della genuinità di ciò che si mangia. E poi ci sono i mercati biologici contadini, i produttori si autocontrollano a vicenda per garantire la qualità di ciò che vendono al consumatore, anzi lo invitano pure a visitare le aziende. E se fosse anche un modo per produrre meno sprechi?