
Gigi Vesigna, 80 anni, “è stato l’unico giornalista al mondo a dirigere quattro testate contemporaneamente, Tv Sorrisi e Canzoni, Noi, Ciak e Forza Milan, e la seconda e la terza le ha pure fondate. È stato l’unico direttore d’Europa a prendere in mano a 653.000 copie (nel 1973) un settimanale specializzato, Tv Sorrisi e Canzoni appunto, e a lasciarlo a 2.940.000 (nel 1994)“, scrive Stefano Lorenzetto, che firma, su Il Giornale, un’intervista al decano dei direttori, nella quale si propone di effettuare un’attenta disamina dei meccanismi che governano il mercato dell’editoria, e non solo. Alla luce delle polemiche emerse nelle ultime settimane, riguardanti la vittoria di Valerio Scanu a Sanremo 2010, risulta interessante leggere quanto l’ex direttore di Sorrisi racconta a proposito della 60° edizione del Festival:
È un sospetto fondato. Due anni fa Pupo, il principe Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici stavano per vincere con Italia amore mio. Sarebbe stato un disastro, perch´ non c’era proprio la canzone. Mi risulta che sia entrato in azione un funzionario della Rai. Morale: il loro numero di telefono ha smesso di funzionare, dava sempre occupato, ho provato io stesso a chiamare. E ha vinto Valerio Scanu, arrivato a Sanremo grazie ad Amici di Maria De Filippi, che era al secondo posto. Ma c’è riuscito solo perch´ avevano bloccato il numero telefonico di Pupo e del principe. Un ordine partito dall’alto. Ti ripeto: sono ipotesi. Le quali però, stranamente, ottengono i risultati che t’aspetti.
Ma non è finita, stando a quanto racconta il direttore, tali ‘agevolazioni‘ avrebbero permesso anche ad Emma Marrone di trionfare all’ultima edizione della kermesse:
Emma l’ho indovinata anch’io. A dire il vero aveva vinto Noemi, continua a leggere











































Sanremo 2012: che impegno… seguire un ‘festival impegnato’!
Come da sempre accade, il sipario di Sanremo è calato accompagnato da frasi del tipo “un altro festival che consegniamo alla storia!“, senza realizzare che, mai come quest’anno, era la storia attuale italiana ad aver bisogno di consegnarsi nelle mani di una frivola kermesse fatta di canzoni e fiori (sebbene se ne siano visti davvero troppo pochi).
E tutto sarebbe filato a meraviglia, tutto avrebbe rispettato il copione di un intervallo, di una pausa di “non-riflessione” se, dopo la stangata del governo Monti, la tragedia della Concordia e i danni del gelo siberiano, non ci fossero stati anche i predicozzi catastrofistici di Celentano e i testi impegnati di molti cantanti a ricordarci delle guerre, della precarietà, del problema della casa, della crisi della spiritualità, e via dicendo. Insomma quei bei festival delle canzoni “cuore-amore” , dei look della Oxa, del “meglio la bionda o la bruna” hanno fatto posto all’inferno di Emma, al mutuo di Dolcenera, al precariato di Bersani, ma soprattutto alle riflessioni sui messaggi della Chiesa e i progetti di Dio formulate dal molleggiato.
Laddove, da sempre, la settimana sanremese ha distratto gli italiani da certi pensieri, di questi l’edizione appena archiviata ne ha fatto specchio. Persino i fiori che della manifestazione ligure sono simbolo e biglietto da visita hanno mostrato non poche difficoltà nel farsi ammirare e nell’annunciare una quanto mai attesa e desiderata primavera.
E allora, ancor di più in un festival impegnato, a tratti ansiogeno e appunto poco floreale, evviva il circo con la farfallina tatuata di Belen, continua a leggere