L’Italia sul 2 – Milo Infante come Michele Santoro: “forse, ma dico forse, qualcosa non funziona”.

Bididi Bodidi Bu“. E fu così che anche Milo Infante si ridestò dall’incantesimo sortito da un’abile fattucchiera a cui, evidentemente, spetta disporre del destino professionale dei professionisti Rai. Se, sino ad oggi, il buon Milo taceva l’inquietudine e l’insoddisfazione cagionatigli dal ruolo al quale i vertici dell’azienda di stato l’hanno costretto (qui ulteriori dettagli), una ‘valletta della valletta‘ Lorena Bianchetti, ora che la sorte sembra essergli avversa e, ancor più, la dirigenza, veste i panni dell’oppresso, scrivendo il suo nome nel libro dei ‘martiri della Rai‘. Il conduttore, su Facebook:

Ricapitolando, Simona Ventura avrebbe voluto fare causa per mobbing (ma ha preferito, o è stata costretta, ad andarsene a Sky). Con lei, Serena Dandini, Michele Santoro, Corrado Formigli, Roberto Saviano. Altri hanno fatto causa sia pure a volte per motivi molto diversi e con esiti differenti (Paolo Ruffini, ex direttore di Rai 3 Massimo Liofreddi ex direttore Rai 2, Augusto Minzolini, ex direttore Tg1, Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi giornaliste del Tg1) altri sono finiti ad occuparsi di reti minori (Carlo Freccero a Rai 4, peraltro con ottimi risultati) altri professionisti come Monica Leofreddi non hanno più potuto lavorare per “mancanza di programmi” e altri ancora, come Enzo Biagi, ormai non sono più “un problema“. Forse, ma dico forse, qualcosa non funziona.

E’ curioso che, gli stessi che un tempo biasimavano o, semplicemente, si mostravano indifferenti alle crociate intraprese dai colleghi, Santoro in primis, oggi cerchino di legittimare la propria battaglia contro il dominio dei partiti all’interno della maggiore impresa culturale italiana, equiparando il loro sforzo a quello dei predecessori (il caso più eclatante quello del berluscones Minzolini, il quale ha ammesso di ‘capire‘ Santoro). Piccoli martiri crescono.