The show must go off – I soliti noti e… le ‘solite note’ di Serena Dandini. Il coraggio di osare demandato ad altri.

#WIDG – La tv che vorrei è su Facebook (qui) e su Twitter con l’hashtag #WIDG

Annunciato come uno degli eventi televisivi dell’anno, rapportato alle aspettative della rete che ha deciso di ospitarlo, il nuovo programma di Serena Dandini ‘The show must go off‘, in onda il sabato sera su La7, rischia di essere inserito nel libro nero dei flop della stagione.

Chi si aspettava una prima serata scoppiettante stile ‘Ottavo nano‘, ‘Avanzi‘, è rimasto deluso e non tanto per i contenuti, pur sempre di qualità e comunque “piacevolmente dandiniani“, quanto per la forma, lo stile e i ritmi. Laddove, ad esempio, ‘L’ottavo nano’ aveva dettato mode (chi non ricorda le t-shirt con una delle frasi di ‘Quelo‘?), creato tormentoni e modi di dire soprattutto nell’universo giovanile (sebbene sia stato un fenomeno transgenerazionale) ‘the show‘, anche a causa della fuga dei ragazzi dalla tv del sabato sera, rischia di non essere ricordato. Pur sottolineando che popolarità non è sinonimo di qualità, ci si chiede se il signor Giuseppe Calogero saprà rispondere correttamente alla domanda di Carlo Conti “qual è il titolo della prima trasmissione condotta da Serena Dandini su La7?” in una puntata de ‘L’eredità‘ del 2020 (perchè, nel 2020, ‘L’eredità‘ ci sarà ancora…). E’ lecito, inoltre, domandarsi se i giovani, qualora rimanesssero in casa il sabato sera, sceglierebbero di assistere ad uno show, che seppur apprezzabile nel suo minimalismo da austerity, nella sua essenza comunicativa e vena satirica, manca di guizzi, di personaggi da emulare, di slanci creativi.

Davanti al programma della Dandini si ha la sensazione che, mentre il paese è attraversato da un “tapis-roulant‘ culturale fatto di nuovi fermenti, di inediti progetti, di costruttive inquietudini, la tv “di quel tipo” è rimasta addormentata su un tappeto di letture già formulate, su canovacci gia scritti e su trame già sperimentate.

E poi… e poi perchè, fatta eccezione per l’insostituibile Vergassola, i soliti noti, i soliti ospiti, la solita linea editoriale, i soliti musicisti? L’ironia e la professionalità della signora Dandini potrebbero e dovrebbero condurla a sdoganare, inventare e reinventare: perchè ancora ‘Elio e le storie tese‘ e non un improbabile gruppo degli anni ’70 (vedi “operazione-Cugini di campagna” in un memorabile ‘Anima mia‘ di Fazio), perchè ancora Camilleri (ovunque godibile e interessante, sia chiaro) e non Pupo a pubblicizzare il suo ultimo libro, perchè ancora Elisa e non Marcella Bella a parlare di un cd in uscita?

Per arieggiare certi salotti si devono attendere necessariamente quelle puntuali operazioni di “sdoganamento” del regista Ozpetek, e pochi altri, a favore di artisti ritenuti da sempre improponibili? O meglio ancora, perchè non dare spazio, perchè non invitare sul divano cantanti, scrittori, giornalisti provenienti dal popoloso vivaio di giovani artisti?

Se proprio ‘The show must go off‘ dev’essere, che sia per la giusta causa di aver osato, rotto i soliti schemi, infranto le regole di quella televisione che ha la sottile presunzione di creare cultura senza prendere atto che la cultura non è una stanza chiusa, non è un reparto, ma soprattutto non è un fiume arginabile, ma un mare senza confini nel quale non è possibile contemplare la prevedibilità.