Giorgio Panariello: “Fiorello? Il varietà è tornato in tv grazie a me”. “Cosa ci farà vedere Belen, dopo la farfallina?”.

E’ un Panariello senza peli sulla lingua quello intervistato dal settimanale A di Maria Latella. Ne ha, nella giusta misura, per tutti e si leva pure qualche sassolino dalla scarpa. Innanzitutto afferma, senza mezzi termini, di essere stato il primo a riportare il varietà vecchia maniera, che tutti davano per morto visto l’imperversare dei reality, con torno sabato di qualche anno fa. Per questo si dice dispiaciuto se, adesso, tale merito “viene attribuito a qualcun’altro (Fiorello…).

Se il varietà è tornato in tv è grazie a Giorgio Panariello. Il ritorno del varietà lo rivendico io, con tutta la forza che posso perchè sono stato io il primo nel 2000. Quanto nessuno ci credeva, io e Solari decidemmo di rifarci al classico Milleluci, a quella tv con l’orchestra, corpo di ballo, monologhi. Chiamai Paolo Belli, che mi ricordava un po’ Gorni Kramer, anche se la rete non lo voleva. Pretesi il corpo di ballo, quando tutti mi dicevano che era roba vecchia. E poi scelsi Tosca D’Acquino, nel ruolo della sciantosa, il personaggio tipico dell’avanspettacolo.

Spiega poi l’originale titolo del nuovo programma, Panariello non esiste, legando la scelta alla convinzione che la gente, se non vede un artista in televisione, è come se questo fosse sparito. In realtà Giorgio in questi anni, ha lavorato tanto, soprattutto a teatro, infatti questo show è praticamente la trasposizione televisiva del suo spettacolo. Accanto a sé, come presenza femminile, ha voluto la cantante emergente Nina Zilli, perché, dice, ama la raffinatezza, tant’è che quello che afferma di odiare di più della televisione odierna è l’imperante volgarità e la schiavitù degli ascolti.

a me piacciono la classe e l’eleganza. Il varietà mi piace così […] Ora mi chiedo, se Belen ha fatto vedere la farfallina, il prossimo anno cosa ci farà vedere? E’ un circolo vizioso l’auditel. Poi sta parlando ad uno che ha fatto Natale in Sud Africa con Belen.

Quando parla di volgarità, Panariello, non pensa solo alle tante e scosciate presenze femminili del piccolo schermo, ma al mancato senso del pudore nello speculare, ad esempio, attorno a tragedie familiari (Avetrana).

Un certo di tv che approfondisce le vicende di cronaca nera solo per fare ascolto mi fa ancora incazzare. Di fronte a certi drammi come quello di Avetrana non abbiamo pudore. Li facciamo diventare telenovele. Zio Michele dicono, chiamandolo per nome. Ma zio di chi?

Certamente da questa intervista e dal nuovo show di canale 5 emerge un Giorgio più maturo, che deve la sua crescita anche e soprattutto a pesanti vicende familiari, come la nota scomparsa del fratello.