Fiorello? Altro che erede di Walter Chiari.

Fiorello non si concede, se non in foto e al telefono, a I menù di Benedetta

Da più parti ormai, e da alcuni addetti ai lavori, Maurizio Costanzo in prima linea, si sente dire che Fiorello sarebbe l’erede naturale di Walter Chiari. Anche nella serata del premio regia televisiva, andata in onda domenica 11 marzo, la giuria, fra le righe che motivavano la scelta dello showman come personaggio maschile dell’anno, ha indicato Fiorello come erede dell’indimenticabile Walter. Con grande (e fittizia?) sorpresa del mattatore del pluripremiato “spettacolo piu grande dopo il weekend“.

Ci si chiede, intanto, perchè con tanta ansia si continuino a cercare gli eredi dei mostri sacri della tv e dello spettacolo in generale. Timore della solitudine, del vuoto culturale, della sensazione di rimanere orfani di figure insostituibili o struggente nostalgia di tempi lontani non rinnovabili, ripetibili? Magari le 2 cose sono sovrapponibili ed è per questo che, attraverso il processo dell’identificare un erede, si rivela la necessità di ritrovare pezzi della nostra storia.

Premesso che spesso la figura di chi succede non ha alcuna familiarità con il beneficiario, va sottolineato che, nel caso specifico, il teorema dell’eredità è ancor piu insostenibile se si pensa che le carriere, le storie, le personalità di Fiorello e Walter Chiari sono assolutamente differenti.

Walter era un attore “prestato” alla tv, che riusciva con la stessa sensibilità e generosità di un attore di teatro a donarsi, a promuovere l’arte dello svago, offrire piatti di ricche risate e momenti di intelligente ilarità (diventati ormai dei cult della televisone italiana) senza l’ossessione del piacere e del piacersi. Non a caso gli spezzoni del programma estivo di Raiuno ‘Dadada‘ in cui si riproponevano gli sketch con lo show-man veneto sono stati seguiti ed apprezzati dai telespettatori. Walter si donava senza riserve, nel commovente affanno di far divertire, in un’epoca in cui la tv rappresentava una meravigliosa occasione per riempire le serate.

Fiorello, seppur piacevole, è lontano anni luce, in quell’apparire troppo compiaciuto di se stesso, dall’approccio romantico e prodigo del grande Chiari. E se l’artista scomparso si poneva come uno del popolo capitato per caso, per “magia“, nella scatola magica (appunto) della tv, troppo spesso Fiorello diveggia anche in quel volerci far credere di concedersi in maniera dosata, ma che in realtà si traduce in onnipresenza quotidiana fra radio, teatri e palasport, pubblicità e incursioni durante il tg1.