Ho vinto io – Rosaria Schifani racconta la strage di Capaci, vent’anni dopo.

Alla luce del tragico evento di sabato scorso, avvenuto davanti alla scuola “Francesca Laura Morvillo Falcone” di Brindisi, sebbene non sembri essere di matrice mafiosa, il compito e l’idea di ricordare ai telespettatori l’appuntamento di stasera “Ho vinto io” (Rai 3 ore 21,10), assumomo una valenza e un peso maggiori.

Il documentario di Felice Cavallaro con Rosaria Schifani (vedova di un agente della scorta di Giovanni Falcone), nasce dalla volontà, a 20 anni dalle indimenticabili stragi di mafia in cui persero la vita lo stesso Falcone e Paolo Borsellino, non solo di fare memoria, di ricordare una triste pagina della storia italiana, ma di rileggere il presente e correggere quel futuro che sembra per certi aspetti già scritto. L’assuefazione, la metabolizzazione di certi fenomeni e certe patologie sociali non possono e non devono mai appartenere ad uno stato civile.

Se è vero che l’Italia è un paese che dimentica può essere altrettanto vera e possibile la sua capacità di non rimanere vittima di quel processo di “normalizzazione” che anestetizza e annichilisce le coscienze.

Al funerale di suo marito, Rosaria, poco più che ventenne e mamma di un bimbo di quattro mesi, lesse una lettera: «Io vi perdono ma voi vi dovete mettere in ginocchio» disse, fra le lacrime, rivolta agli assassini. Quelle parole, oggi, sono state sostituite da altre tre “Ho vinto io“. L’autore Cavallaro così spiega: «La chiave del titolo, che rischia di apparire retorico, è nell’abbraccio tra Rosaria e suo figlio che vediamo nel documentario. Il ragazzo, che oggi ha 20 anni, frequenta l’Accademia della Guardia di Finanza di Bergamo, aspira a diventare un ufficiale e indossare una divisa dello Stato. È per questo che Rosaria “ha vinto”» .

E se anche Rai tre, in questa particolare serata della memoria, riuscisse a vincere in termini di ascolti, questo significherebbe che l’Italia intera, ricordando e rivivendo, “ha vinto“.