Marco Travaglio a Servizio Pubblico dell’8 novembre 2012

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C’è un allarme democratico“; Marco Travaglio, come Eugenio Scalfari (laRepubblica) e Pierluigi Battista (Corriere della Sera), denuncia una nuova emergenza, l’ennesima sopravvenuta negli ultimi tempi, nel “Paese delle meraviglia“, per dirla con Maurizio Crozza. “Uno dice, per forza, basta vedere ciò che succede in America, rispetto all’Italia. In America, per sapere chi vince bisogna aspettare la notte delle elezioni, in Italia lo sappiamo già sei mesi prima. Non vincerà nessuno perchè c’è una legge elettorale che dà il premio di maggioranza a chi raggiunge addirittura il 42.5%, cioè non vince nessuno, o meglio, vince l’unico che non si candida, cioè Monti“; ma, con grande sorpresa del vice direttore de Il Fatto Quotidiano, non è ciò a rappresentare, nella visione degli stimati colleghi, un'”allarme democratico“. L’invettiva pronunciata da Marco Travaglio all’interno della terza puntata di Servizio Pubblico dell’8 novembre.

Battista denuncia l’editto di Grillo, come un pericolo per la democrazia partecipata; l’Unità parla di editto, Il Giornale di editto bulgaro. […] se l’editto bulgaro fosse questo, meno male… ma l’editto bulgaro fu un’altra cosa, fu un presidente che controllava con i suoi uomini la Rai, disse ‘la Rai non deve più far lavorare Biagi, Santoro e Luttazzi’ e fu immediatamente obbedito. Se anche Grillo ordinasse di chiudere i talk show non lo obbedirebbe nessuno, perchè non controlla nemmeno una televisione di quartiere e non è nemmeno presidente. Ma Grillo non ha detto di chiudere i talk show, ha semplicemente detto non ci vado e non ci mando i miei, perchè lì ci vanno già i politici dei partiti e non voglio che la gente li confonda. Si ispira ad una massima di Arthur Bloch che diceva: “non discutere mai con un idiota, la gente potrebbe non notare la differenza”.