Esami tv, la settimana: rimandati i giudici di “The Voice”; promossa Suor Angela, lode a Riccardo Iacona.

Quinto appuntamento con il nostro pagellino, che intende “esaminare” programmi e personaggi della settimana televisiva, senza la presunzione di salire in cattedra, ma con lo spirito di giocare e non seguire le logiche del ciò che andrebbe detto e ciò che sarebbe opportuno evitare di argomentare. In libertà, insomma, e con la giusta dose di ironia.

24 a “Che dio ci aiuti“: il Don Matteo “in gonnella” grazie ad un cast fresco e divertente adotta un linguaggio che, pur rispettando le aspettative del pubblico di Raiuno (buoni sentimenti a gogò) profuma di moderno. E poi il “per tutta la famiglia” di questi tempi ci sembra una rarità.
Che raiuno….ci aiuti!

27 a Geppi Cucciari: nel programma della Bignardi su la7 prende di mira con intelligente sarcasmo tutti e tutto, persino la padrona di casa. In un talk spesso soporifero è lei l’unica vera invasione barbarica?

30 a Riccardo Iacona che in “Presadiretta” propone una pertinente e ben costruita puntata dedicata alla violenza sulle donne. Tema che ahimè rischia di diventare (e non ce lo auguriamo davvero) il solito “filone di moda” per fare bottini d’ascolti. Basta con le violenze….anche ai telespettatori!!!

30 e lode all’idea di omaggiare Lucio Dalla a un anno dalla scomparsa. Per un’Italia che troppo spesso e troppo velocemente dimentica quella di Raiuno è arrivata come una puntura di fosforo. E non dimentichiamo che cantava “A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io…“. E di carezze lunedi sera gliene sono arrivate davvero tante.

…ma, ahimè, anche fra i bocciati c’è il concerto dedicato a Dalla. Eh si, perchè a parte qualche piccola eccezione (vedi Vanoni), le esibizioni dei cantanti troppo spesso sembravano scollate dal registro poetico tipico di Lucio. Le canzoni quella sera erano al servizio dei loro interpreti laddove invece sarebbe dovuto accadere il contrario. E tra i virtuosismi di Mengoni, i soliti gridolini alla Negramaro di Sangiorgi (insopportabili), la sfortunata idea di Bersani di riproporre “Canzone“, un aspetto su tutti ora è piu chiaro che mai: Dalla può cantarlo solo Dalla e questo perchè le sue composizioni necessitano di quella poesia che il cantautore aveva anche nella voce. Speriamo solo che Lucio abbia apprezzato la buona volontà dei suoi colleghi.

The Voice: e non per i ragazzi in gara (qualcuno, ma solo qualcuno, ha una voce interessante) ma per i giurati. Confusi, talvolta un pò saccenti, hanno seguito logiche e scelte opinabili. Cocciante non riconosce e non assolda “la sua giulietta (come dire che Fazio a spalle girate non risconoscerebbe la sua Lucianina) e nessun giurato pigia il pulsantone rosso per una delle coriste più brave che abbiamo in Italia: Valentina Ducros, voce ed esperienza più che ventennale. Insomma il talento di riconoscere il talento non è una prerogativa dei “Quattro dell’apocalisse“.