“TuttoDante”: Roberto Benigni (ri)legge il Canto XIV della Divina Commedia.

E’ “uno dei più grandi miracoli letterari di tutti i tempi“, ma in tv, il miracolo non l’ha fatto. La Divina Commedia di Dante, cantata da Roberto Benigni, ha appassionato milioni di lettori, segnato (oltre che tediato) generazioni di studenti, ma non ha avvinto la platea televisiva, che ha preferito altre proposte, a quella di Rai2. Nel giro di due settimane, Auditel ha rilevato una flessione di oltre 4 punti percentuali dell’ascolto medio dei primi 3 appuntamenti con TuttoDante (dall’8,56% della prima puntata, al 4,04% della terza). Un tracollo che ha condotto il direttore di rete, Angelo Teodoli, ad un’amara riflessione, che, probabilmente, culminerà con una ancor più amara manovra di palinsesto:

Decidere di portare su RaiDue un programma di Benigni equivale ad accettare una grossa sfida, ora però bisogna vedere cosa fare. Mi piacerebbe che TuttoDante possa essere apprezzato dal suo pubblico e forse la collocazione attuale non lo sta aiutando. Se stiamo pensando di spostarlo in seconda serata? Sì, ci stiamo pensando.

Risulta difficile individuare le ragioni di un fallimento inatteso. Che sia colpa dell’inettitudine degli addetti ai lavori, incapaci di preservare un prodotto editoriale prezioso, o di un pubblico sempre meno attento e sensibile, resta il fatto che l’esperimento (nulla di rivoluzionario, a dire il vero) non ha funzionato e, probabilmente, costituirà un precedente ed una giustificazioni per quanti, in futuro, dovranno decidere se proporre o meno qualcosa di ‘alto‘ su una rete generalista.

Veniamo al quarto appuntamento con TuttoDante: Roberto Benigni legge il canto XIV:

Dopo il quadro spettrale della selva dei suicidi e degli scialacquatori passiamo dal secondo al terzo girone del settimo cerchio, nel fosso triste (vv.11, canto XIV Inferno) dove sono puniti i violenti contro Dio.

In questo scenario solenne e disperato Dante, mosso dalla pietà e dalla carità, raccoglie le testimonianze di chi paga le colpe commesse in vita. “Studiare la Divina Commedia significa andare a scrutare i movimenti e i turbamenti dell’animo umano per questo dopo averla letta si guarda il prossimo con aria misteriosa, perché ognuno di noi è uno scrigno, il depositario di un destino immenso“, conclude Benigni.