Report – Sesta puntata del 27 novembre 2017 – Anticipazioni, inchieste.

reportQuesta sera, in prima serata su Raitre sesta puntata di Report, il programma di inchieste e approfondimento, che nelle scorse edizioni ha fatto luce su diversi casi scottanti, interessando una platea sempre più ampia.

Alla conduzione l’autore Sigfrido Ranucci e la collaborazione delle cinque storiche firme del programma: Giovanna Boursier, Michele Buono, Bernardo Iovene, Paolo Mondani e Stefania Rimini. Gli ascolti delle puntate sinora trasmesse sono stati positivi, circa il 7% di share, un dato decisamente più alto della stagione primaverile, la prima dopo l’addio della Gabanelli (di cui la Rai non ne aveva più bisogno).

Report 2017

Ogni puntata è aperta da una “Anteprima”, una mini-inchiesta che svela cosa si nasconde dietro comuni aspetti della vita quotidiana, dall’uso dell’etilometro ai tatuaggi che sfoggiamo, dalla scelta degli occhiali fino al pellet che acquistiamo per la stufa.

Veniamo ai temi di stasera.

“”L’occupazione tedesca”

L’occupazione tedesca“, di Paolo Mondani, collaborazione di Eva Georganopoulou. In Europa vince la linea di austerità tedesca che ha condizionato i paesi del Sud. Da parte sua, la Germania non fa abbastanza per ridurre il suo surplus commerciale, che fin dal 2012 continua a sforare la soglia raccomandata dall’Europa. Compete abbassando il costo del lavoro e riversando le sue merci a basso prezzo su tutto il continente.

Scelte che separano anziché unire, che fanno deperire l’occupazione e la produzione degli altri paesi, che spengono le speranze di una Europa unita. Report è stata tra i lavoratori della Ruhr, della grande distribuzione alimentare, tra gli agricoltori della Baviera, nelle miniere di carbone dell’Est. Ha ascoltato le voci di un paese che non è più un paradiso e i risultati delle ultime elezioni lo stanno a dimostrare.

State Uniti

State Uniti“, di Michele Buono, collaborazione Andrea De Marco e Filippo Proietti. Un’inchiesta in forma di simulazione: siamo gli Stati Uniti d’Europa. Un governo federale con un ministro degli esteri, un sistema di difesa unico, una sola politica fiscale e regole comuni su lavoro, previdenza e formazione.

Un’area con un mercato unico dell’energia, con un euro che non genera più condizioni sfavorevoli per alcuni paesi e favorevoli per altri, una politica industriale e un sistema di ricerca di scala continentale. Quale sarebbe l’impatto sulla crescita e l’occupazione?

In guardia dalla salvaguardia

In guardia dalla salvaguardia“, di Antonella Cignarale. Il debito pubblico è sempre più grande, siamo a quasi 2300 miliardi di euro. Se l’Italia fosse una famiglia si direbbe: “Forse è meglio non prendere altri soldi in prestito e tirare un po’ la cinghia”. Invece le forze politiche non hanno dubbi: “Basta tagli e basta austerità” è la canzone che ripetono tutti. E visto che i soldi non ci sono, lo stratagemma che si sono inventati gli ultimi governi è quello delle “clausole di salvaguardia”.

Già la parola inganna, perché sono piuttosto una specie di “pagherò” fiscali, una spada di Damocle da 19 miliardi che pende sulla testa del contribuente, pronta a trasformarsi in aumenti d’iva e delle accise da qui al 2020. Un sistema opaco che scarica il peso del debito su chi verrà dopo, i giovani.

“Chi controlla il controllore”

“Chi controlla il controllore”, di Giorgio Mottola, collaborazione Alessia Marzi e Raffaele Manco. L’Italia è spesso sotto la lente dell’Europa per sprechi e problemi di bilancio. Ci viene chiesto, quasi sempre a ragione, maggiore rigore e attenzione. Ma quanto è rigorosa l’Unione europea rispetto ai propri bilanci? Molto poco, secondo la Corte dei conti europea, che nell’ultimo decennio ha riscontrato errori gravi e rilevanti nei pagamenti effettuati dalle istituzioni comunitarie.
Nel solo 2015, le irregolarità hanno pesato per oltre 6 miliardi di euro sul bilancio europeo: soldi, secondo la Corte dei conti, spesi in modo non legittimo. Ma fuori controllo è l’intero sistema degli appalti: oltre il 40% delle gare pubbliche svolte dall’Ue è irregolare.