L’intervento di Maurizio Crozza in apertura della puntata di Ballarò del 18 giugno.
“Carissimo Giova, la notizia che aspettavamo: col nuovo decreto del governo, le famiglie italiane risparmieranno 5 euro all’anno, sulle bollette. Son due crodini, praticamente… senza arachidi. Però, questa cosa potrebbe rilanciare l’economia: tu pensa all’indotto: uno lo stappa, uno affetta l’arancia, uno mette il ghiaccio… ho capito perchè non si sono occupati dello ius soli, si sono concentrati su sta gran sola! Cosa ci fai con 5 euro? Non ti resta che andare a giocare al video poker, così tornano allo stato… lo hanno chiamato decreto del fare, che è già un passo avanti: di solito preferiscono i decreti dell’avere. Ma chi glieli trova i nomi dei decreti a Letta? Sembra un anatema del signore degli anelli… chiamatelo decretino del… cazzo! Pare che Obama abbia chiesto: what’s decreto del fare?; e Letta abbia risposto: Immagina, puoi [...] Ieri, Berlusconi ha detto: sforiamo il rapporto deficit – pil, tanto non ci cacciano. Il rapporto col pil, per Silvio, è sempre stato un po’ problematico… appena vede un po’ di pil, quell’uomo lì… pare, ma non ci credo, che sia indagato in Irlanda per riciclaggio ed evasione fiscale… io non ci credo, conoscendolo… Sarebbe assurdo, proprio ora che c’è il g8 in Irlanda, pur di esserci, si fa indagare pure lì“.
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Ma il giovane, accusato da Fatima, viene subito arrestato per l’omicidio di Gaetano Palumbo. Pupetta, che intanto ha scoperto di essere incinta, si oppone al boss Testucci. Fatima, logorata dal rimorso, scrive una lettera che scagiona Michele, ma non rivela il nome del mandante dell’omicidio; quindi, si toglie la vita. Michele viene rilasciato: diventa il capo dei Mercati Generali. Il commissario Imparato, nel tentativo di liberarsi dei ricatti di Vitiello, racconta a quest’ultimo che Michele è ancora in possesso di una lettera che contiene il nome del mandante dell’omicidio di Palumbo. Vitiello, quindi, raggiunge Michele e gli spara. L’uomo spira tra le braccia dell’amata Pupetta, non prima di aver pronunciato il nome del suo assassino.












