David Bellini (autore) a UnDueTre: “con Caterina Balivo rapporto difficile. Toaff mi chiese di restare, io preferii La7. Le riunioni con Telese erano folli”

E’ prematuramente scomparso David Bellini, autore televisivo tra i più poliedrici. Lo ricordiamo, con affetto e commozione. Ciao David!

7 giugno 2012

La commozione di Caterina Balivo e la ‘follia‘ di Luca Telese; dalla nostra chiacchierata con David Bellini (lo ricordiamo, sceneggiatore, autore, regista e documentarista) emerge nitido il ricordo delle emozioni e degli stati d’animo che hanno segnato il percorso dell’autore (Un medico in famiglia ed I Cesaroni tra le serie che ha firmato) nell’universo catodico nostrano. Nella prima ‘puntata, ovvero nel primo incontro con David, il racconto degli inizi ed una panoramica sullo stato della fiction televisiva nel Bel Paese, quest’oggi, invece, proveremo a raccontarvi il dietro le quinte delle produzioni televisive su cui Bellini ha lasciato la sua impronta.

[Continua da qui…] Hai lavorato anche ne I Cesaroni

Sì, ho partecipato alla prima serie e ammetto che fa molto piacere aver lavorato a due fiction così popolari. Si scrive sempre per il pubblico e sapere che il pubblico apprezza quello che scriviamo è una grande soddisfazione. Peraltro, sebbene anche una serie come I Cesaroni racconti storie di una famiglia allargata, il tipo di commedia richiesta è alquanto diverso da quello di Medico, perciò è stato molto divertente scriverlo.

La fiction Rai è sempre più votata a Santi, preti e… commissari; quella Mediaset, stenta ad imporsi, se non nel filone poliziesco e, talvolta, passionale. Uno sguardo d’insieme sul mondo della fiction in Italia, dalla tua prospettiva certamente privilegiata.

E’ da anni che la Rai si dedica con successo a Santi, preti, medici e commissari, mentre Mediaset riesce a conseguire qualche vittoria solo con i polizieschi di Valsecchi, “I Cesaroni” e di tanto in tanto con qualche fiction “pruriginosa”. La Rai ha nel proprio dna la narrazione popolare, ricordiamoci che un tempo confezionava gli sceneggiati. Nel dna di Mediaset, che nasce come tv commerciale e tale resta, ci sono soprattutto i varietà, i game-show, i quiz e i reality. Non dimentichiamo che oltre a Rai e Mediaset, c’è Sky, una realtà che sta crescendo prepotentemente anche nella produzione di fiction. Del resto, una piattaforma nata dai canali tematici di cinema ha il racconto di qualità stampato nel proprio dna. Per come la vedo io, Rai e Mediaset dovrebbero scegliere pochi classici e continuare a produrli, e per il resto, trovare il coraggio di esplorare nuovi territori e dare maggiore libertà creativa a sceneggiatori e produttori che non siano necessariamente i soliti, altrimenti ho l’impressione che Sky proseguirà a rosicchiare i loro agognati ascolti. E badate bene, innovare non significa semplicemente eliminare Santi, preti, medici e commissari dal palinsesto. Mi spiego meglio con due esempi americani: “Alphas” e “Heroes” raccontano entrambe la storia di un gruppo di persone dotate di super-poteri, “Heroes” fu molto innovativa, “Alphas” è un prodotto carino ma non ha niente di nuovo.

Il tuo giudizio sui prodotti made in Italy contiene le motivazioni che ti hanno portato negli States? Quali?

Un po’ sì, un po’ no. Voglio dire, è vero che in Italia, come tu stesso hai evidenziato, emittenti e produttori chiedono sempre le stesse cose e quasi sempre alle stesse persone. E aggiungo che purtroppo anche il cinema italiano è diventato estremamente ripetitivo, troppo prudente e poco originale, tutto il contrario di quello che era una volta. Ma il motivo per cui sono negli States è principalmente un altro. Chi fa il mio mestiere, nella gran parte dei casi ha intrapreso questa strada con un sogno in testa. In Italia, in 12 anni, ho messo su una carriera niente male, avrei potuto fare di più o di meglio ma avrei senz’altro potuto anche fare di meno o di peggio. Chi fa lo sceneggiatore e ha un sogno in testa, se non ha smesso di credere nel proprio sogno, non può a un certo punto della propria vita non pensare di provarci anche a Hollywood, in quest’assolata capitale dei sogni dove l’intrattenimento è un’industria vera, con regole e dinamiche da industria. Sono qui per questo, perché a 39 anni continuo a credere nel mio sogno e mia moglie è pazza quanto me.

Torniamo in Italia: dalle fiction agli show. Festa Italiana, Notte d’amore, Se rinasco… canto e Tetris. Com’ è che uno sceneggiatore si trasforma in autore tv?

Uno sceneggiatore resta sempre uno sceneggiatore, comunque, già che c’ero, perché non fare pure quello? Io sono sempre stato curioso, mi annoio enormemente a fare sempre le stesse cose e così, dopo Medico 3, realizzai una serie darkissima di docufiction per Marcopolo, si chiamava “Passaggi segreti”. Poi Andrea Vianello mi offrì di entrare nella squadra di autori del suo “Enigma”, ma questa possibilità non si concretizzò, dopo di che feci un colloquio con il capostruttura del pomeriggio di Raiuno, Daniel Toaff, e lui incredibilmente mi scelse come autore del suo nuovo programma “Festa Italiana”. Avete capito bene: feci un colloquio e fui assunto. Su Raiuno. Succede. Beh, non so se si sappia in giro, ma Festa Italiana avrebbe dovuto condurlo Romina Power, poi la trattativa saltò e Caterina Balivo comparve a via Teulada. Era giovanissima e non ti nascondo che il nostro rapporto non sia stato affatto facile all’inizio, ma mese dopo mese ci prendemmo le misure e imparammo a fidarci l’un l’altra, non a caso restai fra i suoi autori per due intere stagioni (le prime due) e ci togliemmo persino la soddisfazione di battere gli “omini” e le “donnette” della fenomenale Maria De Filippi. In quel periodo, non so come, trovai pure le forze di scrivere alcuni speciali per Raidue e un documentario su Rodolfo Valentino. Alla fine del secondo anno di “Festa”, Toaff mi chiese di restare, io ero certamente onorato dalla sua stima, d’altra parte, dopo due anni e 370 puntate di Festa Italiana, l’occasione di lavorare ad un programma totalmente diverso come “Tetris” su una rete come La7 era troppo ghiotta.

Il ricordo più caro di quegli anni, l’aneddoto più curioso.

Di ricordi cari legati a Festa Italiana ce ne sono tanti. Professionalmente, è stato molto stimolante lavorare con dei colleghi quali Valter Preci e Salvatore Musillo. Con Valter, ci divertivamo come matti a scegliere i servizi da mandare in onda ed inventarne i titoli in una sorta di duello dell’assurdo. Con Musillo, lavoravamo ai copioni come Totò e Peppino. Umanamente, è impossibile dimenticare alcune delle storie emozionanti che abbiamo raccontato. Non erano fiction, erano storie vere di gente vera. Ricordo che una volta Caterina non riuscì ad evitare di commuoversi in onda e io cercai in ogni modo di distrarla e calmarla pur essendo emozionato quanto lei. Su “Tetris”, potrei dirtene di tutti i colori. Le riunioni con Luca Telese erano meravigliosamente folli. Poteva accadere di tutto, nel bene e nel male. Credo che Luca sia uno dei personaggi più creativi ed intelligenti che abbia mai incrociato, ma al contempo uno dei più ingestibili. Riguardo lo show, non posso esimermi dal provare piacere e divertimento a ripensare a quando facemmo perdere le staffe a Bruno Vespa, a quando un’intero studio di donne mandò in tilt l’anti-abortista Giuliano Ferrara e a quando Michele Placido e Raffaele Lombardo si misero a litigare come se fossero stati dentro un bar di Catania.

Ci vuole più coraggio a scrivere per la Balivo o a stare dietro a Telese?

Bella domanda. Sai che quando gli intervistati lusingano l’intervistatore dicendo che gli ha fatto proprio una bella domanda, sotto sotto stanno cercando una via per non rispondere?

La cancellazione dal palinsesto di Festa Italiana, per molti aspetti, resta ancora un ‘mistero’. Una tua lettura di quanto accaduto?

Diciamo che certe fasce del palinsesto risentono più di altre fasce, della politica televisiva e quell’orario del pomeriggio è da molti anni terra di conquista. Festa Italiana ha resistito più di quanto pensassi. Leggo però con piacere che Leone rivuole Caterina su Raiuno. Lei adesso è felicemente alle prese con lo spettacolo più bello della sua vita, ossia la gravidanza, ma credo che sarà ben lieta, dopo la gravidanza, di riabbracciare mamma Rai. A quel punto saranno mamme tutte e due.

Trasferiamoci sul satellite. Negli ultimi anni ti sei inventato una kitchen comedy per Alice, poi hai raccontato i giardini di Leonardo con “Favole in verde” e infine ti sei spostato “Tra cielo e terra” con Marco Liorni. Torniamo a parlare di curiosità?

Curiosità e libertà direi. Valter La Tona, l’editore di Sitcom Televisioni, mi ha sempre concesso un’invidiabile fiducia, perciò dopo tanti anni sono stato più che contento di tornare a lavorare per le sue reti. Il programma con Marco Liorni è stata una grande esperienza di vita. Abbiamo raccontato la storia e l’attualità di 16 dei monasteri più belli d’Europa. Abbiamo cercato di capire cosa significhino veramente, nel terzo millennio, concetti come clausura, vocazione, miracolo. Di tanto in tanto è importante farsi certe domande e non è fondamentale darsi delle risposte.

Il tuo sogno proibito (da autore, s’intende)?

Certamente non mi sarebbe dispiaciuto lavorare a un Festival di Sanremo, a uno show di Celentano o a un varietà di Chiambretti. D’altro canto, dato che sono e resto principalmente uno sceneggiatore e che fortunatamente ormai vivo a Los Angeles, direi che il mio sogno, né segreto né proibito, è quello di proseguire la mia carriera dove mi trovo, lavorando sia su serie americane che su qualche film.

Quello che, a breve, realizzerai?

Ho appena chiuso un accordo per scrivere l’adattamento cinematografico della biografia di un italo-australiano. Al momento non posso dirti altro, ma prometto che sarete i primi ad essere informati quando potremo svelare i particolari del progetto.

Ci congediamo da David ringraziandolo caldamente ed augurandoci di poter tornare ad ospitare sulle nostre pagine i suoi aneddoti e le sue speranze.